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COMUNICATO STAMPA

 

 

Domenica 6 agosto alla Villa Comunale

 A Pizzo la “Coppa della Pace”

Si comincia con lo spettacolo teatrale “Aspettando Laura C.”

 

 

Nell’ambito della 2^ edizione della “Coppa della Pace”, organizzata dagli Sbarbagianni in collaborazione con il Comune di Pizzo, è prevista per domenica 6 agosto alle ore 21.30 nella villa comunale, la rappresentazione teatrale ASPETTANDO LAURA C., la libera rivisitazione di Aspettando Godot di Samuel Beckett, un classico del teatro moderno.

Lo spettacolo teatrale,  inserito nella rassegna “Spazi Aperti 2006” organizzata dall’amministrazione comunale, è curato dall’ Associazione Culturale Residui Teatro di Roma. Il testo è di Pasquale Marino e Francesco Beltrani., la regia di Gregorio Amicuzi, disegno luci di Ignazio Abbatepaolo. Gli attori sono Pasquale Marino, Michele Rispoli, Gregorio Amicuzi.

 

La storia è quella di due paesani, persone comuni che vivono in un piccolo centro dell’Italia meridionale, Saline Joniche.

I nostri Wladimiro ed Estragone (Salvatore e Diego) si appoggiano sulla struttura di Aspettando Godot, la usano come rampa di lancio per descrivere l’immobilità della gente comune e del tempo nel Sud calabrese. Dinanzi al continuo ripercuotersi di avvenimenti drammatici, sanguinari ed illegali che attraversano la quotidianità invasa dalla ‘ndrangheta, Salvatore e Diego riempiono il tempo dell’attesa infinita e sempre uguale a se stessa. Chi aspettano i due? Non più Godot, non più un’allegoria, aspettano di vedere Laura C: una concreta Laura C che qualcosa, il mare, e qualcuno cela e nasconde. A differenza di Vladimiro e Estragone, i personaggi della pièce lo sanno bene chi sia il loro Godot e bene sanno dove si trovano, in quale luogo è fissato l’appuntamento. Attorno ci sono villette abusive che diventano adorne di giardini e piscine, davanti la spiaggia, il mare, le coste, alle loro spalle le faide gli omicidi e coloro che ne sono mandanti ed esecutori. Si riconoscono nell’attesa, esseri spietati che guardano, ma in realtà non riescono a vedere la loro Calabria: la realtà di una terra riconoscibile, definibile. Ed è questo il perché della rivisitazione di Godot. Salvatore e Diego sanno dove sono e conoscono il loro Godot, aspettano come personaggi beckettiani che una promessa venga mantenuta, che lo stato, mantenga la parola data, che gli mostri la verità su Laura C. Lo stato, e nello specifico la magistratura, si presenta al posto del Bambino di Beckett, quasi a designarsi come innocente ed innocuo di fronte ad un sistema che permette complici, ma non intromissioni. Ma qual è la storia realmente accaduta?

 

 

La nave mercantile Laura C venne costruita in Italia nei cantieri navali dei fratelli Cosulich, nel 1923. È stata requisita dalla Marina Regia a Trieste nel 1940. Qualche tempo dopo, mentre il Laura C navigava a circa un miglio dalla costa calabrese, a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro, due siluri squarciavano la fiancata sinistra del mercantile.

Il carico del piroscafo, costituito da alimenti, vestiario e tonnellate di armi ,munizioni ed esplosivo, era  diretto in Africa a rifornire le truppe nazi–fasciste impegnate sul fronte settentrionale dell’Africa. Il recupero continuò per anni fino a quando un violento alluvione ingrossò la fiumara Molaro e trascinò completamente nei fondali il Laura C. L’atteggiamento delle istituzioni preposte al recupero del relitto fu quello di assoluto disinteresse, dovuto sia all’emergenza della guerra, che ad una cattiva amministrazione e gestione degli affari della marina militare. A distanza di cinquanta anni, il relitto del Laura C sconvolge, nuovamente, l’opinione pubblica locale e nazionale poiché fonti della magistratura lasciano trapelare la notizia della possibilità che il tritolo del Laura C sia stato usato per numerosi attentati: quello in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, gli attentati di Roma in via Fauro e in Laterano, di  Firenze in via dei Georgofili del ‘93, gli attentati dell’11 marzo 2004 a Madrid, il fallito attentato al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti ed in ultimo lo sventato attentato al  giudice Ottavio Sferlazza di Caltanissetta.

Il percorso di lavoro nasce da un’esigenza principale: restituire un fatto di cronaca utilizzando una commistione di linguaggi teatrali contemporanei.. La colonna sonora è composta da voci di radio e tv, che raccontano con fatti di cronaca un  Italia che dal dopoguerra ai giorni nostri si ricostruisce, si trasforma, mantenendo all’interno delle componenti immobili, delle contraddizioni inafferrabili e degli eventi tragici che segnano il tempo; dai negozi che saltano alle fabbriche che non possono aprire alle guerre di mafia e giù di lì fino agli assassini di Falcone e Borsellino. Una trasformazione apparente di un sistema che non riesce a rinnegare se stesso, trasformandosi dal di dentro.

L’ironia, il tono farsesco e qualche accenno di cinismo sono la chiave di rappresentazione di uno spettacolo che descrive una situazione tragica.

Alla luce dei recenti fatti di cronaca nera legati al fenomeno criminale ‘ndrangheta, è riemerso a livello nazionale ed internazionale la condizione di potere e di ordine costituito di questa organizzazione mafiosa che da anni agisce su scala locale ed internazionale.

Il tutto si esaurisce in un temporaneo accanimento televisivo, privo di reale valore documentaristico educativo, pronto ad abbandonare l’argomento al diminuire della sua forza mediatica. Lo stato come forma d’intervento, per controllare il fenomeno, vaglia, tra le scarse ipotesi, la militarizzazione delle aree controllate dalla criminalità.

Il  lavoro promuove la cultura come forma d’intervento, mirata all’alfabetizzazione nazionale sul problema ed all’utilizzo di svariate forme d’espressione artistica come mezzo di diffusione per sollecitare forme di autocoscienza. Il piano esecutivo del progetto si avvarrà di un attento ascolto delle voci della popolazione locale, che del fenomeno ‘ndrangheta sono le principali vittime.

 

L’Assessore al Turismo

Carmine CAVALLARO

 

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Giuseppe Pagnotta - Pizzo (VV)  ©2006

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