COSA
C’ENTRANO
I
TAROCCHI CON LA CALABRIA?
LA NOTIZIA
Una collezione di opere originali e di disegni
di interpretazione artistica dei tarocchi sarà esposta dal 26 al 27
agosto a San Demetrio Corone (CS) nel piazzale antistante lo storico
collegio e la chiesa romanica di Sant’Adriano. Oltre alla collezione
di tarocchi di proprietà del prof. Renato Guzzardi, docente di
Matematica dell’Economia all’Università della Calabria, si potranno
visionare circa 400 opere fatte pervenire, per posta, da artisti di
venti nazioni di tutto il mondo, nell’ambito di un apposito progetto
di Mailing Art. La mostra è stata presentata in anteprima alla
stampa dal docente universitario, assistito dalla collaboratrice
Anna Zaccaro e dal direttore dell’Archivio internazionale di Mailing
Art Claudio Grandinetti. All’incontro erano presenti il sindaco di
San Demetrio, Antonio Sposato e i componenti dell’intera giunta. I
tarocchi della collezione Guzzardi sono copie limitate di opere
originalissime firmate da artisti famosi come Dalì e Manara e
partono tutti dai tarocchi dei Visconti, la prima collezione delle
famose carte. Nel
corso della serata inaugurale, il cui inizio è previsto per le ore
18, verrà proiettato un filmato dal titolo Tarocchi di Calabria.
GIOACCHINO E LA
PAPESSA
di Demetrio Guzzardi
Il
proprietario della collezione dei tarocchi, in fase di presentazione
della rassegna espositiva ha ricordato il suo approccio con le
carte: «Era il 1972, il primo anno dell’Università della Calabria;
tutti i docenti eravamo sistemati presso l’Hotel Europa di Roges e
per trascorrere le lunghe serate invernali, un collega di
sociologia, attualmente in forza in una Università americana,
leggeva i tarocchi per approfondire la conoscenza di nuovi luoghi e
nuove persone».
Ma non è solo
questo il riferimento calabrese ai tarocchi. C’è molto di più. Gli
storici delle carte da gioco hanno ormai definitivamente archiviato
le fantasiose ipotesi che i tarocchi possano essere di derivazione
egizia o ebraica; tutti concordano che la nascita risale a non prima
del 1420 alla corte dei Visconti, per allietare e far passare il
tempo alle signore che vivevano nei castelli dei nuovi padroni
lombardi: infatti le 22 carte dei Trionfi illustrano situazioni,
personaggi ed elementi araldici che ricordano la signoria dei
Visconti.
Ma una carta è
quella che sicuramente attesta la provenienza milanese del gioco e
che ha radici calabresi: è la papessa; la figura col numero
2, ritenuta da alcuni offensiva per la Chiesa, in quanto si
riferisce esplicitamente ad un pontefice al femminile.
Non si tratta
di Maria Maddalena, che secondo alcuni sarebbe stata il primo papa
al posto di San Pietro e neppure l’inesistente papessa Giovanna,
narrata da Boccaccio e dall’erudito calabrese Baarlam di Seminara. È
invece una storia che ha a che fare con l’abate celichese Gioacchino
da Fiore. La studiosa dei tarocchi Gertrude Moakley riconosce nelle
prime raffigurazioni della papessa la Sorella Maifreda,
parente dei Visconti, seguace della quasi santa Guglielma di
Boemia.
Guglielma,
figlia del re boemo Ottocaro, e della regina Costanza d’Ungheria,
giunse, con un figlioletto al seguito, nel 1260 a Milano, dove
divenne oblata (una laica che viveva in monastero) dell’abbazia
cistercense di Chiaravalle. Visse secondo l’amore cristiano, i
precetti apostolici e la moralità evangelica, e intorno a lei crebbe
rapidamente la sua fama di santa guaritrice. Da lei prese avvio la
setta dei Guglielmiti, formata da donne, anche se non
mancarono aristocratici milanesi, come Galeazzo, figlio di Ottone
Visconti. Fu considerata dai suoi seguaci l’incarnazione dello
Spirito Santo e il teologo della setta, Andrea Saramita, predicava
che in Guglielma si era compiuto ciò che era stato predetto da
Gioacchino da Fiore. Secondo il mistico calabrese, infatti,
l’incarnazione dello Spirito Santo sarebbe stata, per l’appunto, una
donna, destinata a diventare una Papessa per rifondare la Chiesa.
Guglielma morì il 24 agosto 1281, fu sepolta nel cimitero di
Chiaravalle, e fatta da subito segno di un una popolarissima
venerazione. Già alcuni anni dopo, nel 1284, il culto di santa
Guglielma attirò l’interesse degli inquisitori, che misero sotto
torchio alcuni aderenti alla setta, estorcendo confessioni seguite
da abiura.
Ma fu
l’episodio della domenica di Pasqua del 1300 a scatenare la reazione
della Chiesa Cattolica: secondo la denuncia di alcuni testimoni,
l’erede spirituale di Guglielma, la Sorella Maifreda da Pirovano
delle Suore Umiliate, in qualità di sacerdotessa e Papessa, aveva
celebrato una solenne messa.
Il culto per
il processo di santificazione di Guglielma fu subito vietato e gli
inquisitori domenicani la fecero condannare postuma come eretica e
fecero bruciare sul rogo le sue ossa e le sue immagini. Anche i due
più fedeli seguaci, la papessa Maifreda e il teologo Andrea Saramita,
finirono sul rogo.
NOTIZIE E CURIOSITA' SUI TAROCCHI
Il nome. Tre
le tesi per spiegare l’etimologia del termine tarocco; la prima, la
più fantasiosa, deriverebbe da due parole egizie tar (strada)
e ros (re) dunque la via del re; la seconda con influenza
araba taraha che significa tara, vale a dire: quello che non
si conserva, buttare via il superfluo; la terza, la più accreditata
deriverebbe sempre dall’arabo, ma solo per la lavorazione a rilievo
dei fogli decorati, come la buccia dorata e ruvida delle arance
tarocche di Sicilia.
Le carte. I
tarocchi sono due mazzi di carte, gli Arcani maggiori o Trionfi di
22 carte figurate e numerate (da zero a ventuno) e gli Arcani
minori, 56 carte divise in 4 semi (le spade riferite ai
sovrani e alla nobiltà militare, le coppe alla casta
sacerdotale, i bastoni agli agricoltori e i denari ai
commercianti); ogni seme ha 10 cartazze dall’asso al dieci e
4 carte di corte (fante, cavallo, re e regina).
I trionfi.
Gli Arcani maggiori erano chiamati inizialmente col nome di Trionfi,
sia perché le carte poste una accanto all’altra, formano una
processione, un trionfo e narrano per simboli le vicende
dell’umanità quattrocentesca sia per la carta del carro, dove è
raffigurato il trionfo di un condottiero romano.
Il primo disegnatore.
Nei musei sono conservati alcuni dei primi
mazzi di tarocchi, che secondo gli esperti furono disegnati da un
noto miniaturista, Bonifacio Bembo, pittore di corte presso gli
Sforza.
Tarocchi e Chiesa Cattolica.
La figura più controversa dei tarocchi per gli
ambienti cattolici fu la papessa, sostituita spesso da una
sacerdotessa; anche il papa in ambienti illuministici veniva
cambiato con un «gran maestro» o «ierofante» (colui che mostra le
cose sacre). San Bernardino da Siena, nel 1423, durante una predica
nella basilica di San Petronio a Bologna si scagliò contro i
tarocchi, definendoli creazione degli infedeli e «ingegnoso
strumento del diavolo per spingere sulla via del peccato le anime
elette che si sono votate a Dio», perché all’epoca era il passatempo
preferito anche di sacerdoti e monaci.
Attilio Romano,
uno studioso di San Francesco di Paola, sostiene di aver visto,
qualche anno fa, in un negozio romano un mazzo di tarocchi
sull'eremita paolano, fondatore dell'Ordine dei Minimi.
Tarocchi ed Esoterismo.
Secondo alcuni i tarocchi comunicano la
convinzione ebraica e templare che il matto (metafora del
novizio) possa guadagnarsi la salvezza mediante le proprie azioni,
senza la mediazione di Cristo o della sua Chiesa, quando invece la
Chiesa insegna che si può ricevere la grazia di Dio soltanto
attraverso la fede esclusiva in Gesù Cristo. Per circa tre secoli,
dalla fine del Quattrocento alla metà del Settecento, i tarocchi
furono usati in Europa quasi esclusivamente come gioco d’azzardo e,
in Italia, come occasionale fonte di ispirazione letteraria e
poetica. È possibile che i tarocchi e le carte da gioco in genere,
siano stati utilizzati fin dagli inizi del Cinquecento a scopo
divinatorio. La nascita dei tarocchi come strumento magico avvenne
in Francia sul finire del sec. XVIII, per opera di Antoine Court de
Gebelin, membro influente di una società segreta dedita allo studio
di tutte le scienze occulte. Ispirandosi ai tarocchi di Marsiglia
(carte derivate dai tarocchi viscontei) e raffrontandoli con i
simboli religiosi dell’antico Egitto, Court affermò che le allegorie
trionfali e le carte numerali «sono conformi alla dottrina civile,
filosofica e religiosa degli antichi egizi».
I tarocchi vanno
disposti in cerchio prendendo a modello il significato di
principio-fine dell’avventura dell’uomo: si parte dal matto
(la fanciullezza) e, passando attraverso prove per rafforzare la
spiritualità e la conoscenza di se stessi, si termina con il
mondo (la completezza). Il cerchio, diviso in due parti da un
orizzonte simbolico, rappresenta le due vie che l’uomo può seguire
per raggiungere la propria libertà spirituale: la via superiore,
essenzialmente attiva, e quella inferiore, passiva.
Nel Rinascimento,
periodo aureo dell’alchimia, ogni principio in natura è sempre
formato da due parti opposte e complementari: positiva e negativa,
bianca e nera, luce e oscurità, o maschile e femminile.
Tarocchi e Massoneria.
Rinvenibile nei tarocchi il simbolismo
massonico; le carte sono una vera e propria raccolta di simboli, da
discernere liberamente. Il loro numero: 22, corrisponde a quello
delle lettere dell’alfabeto ebraico; moderni nella forma ma
antichissimi nella sostanza, sono stati definiti: «opera monumentale
e singolare, semplice e forte come l’architettura delle piramidi e
di conseguenza duratura quanto le piramidi stesse». Sono tantissime
le concordanze che possono intravedersi in allegoria massonica nelle
carte del tarocchi ad iniziare dal bagatto, prestigiatore o
mago, in cui è possibile riconoscere la figura dell’aspirante
neofita massone, al penultimo tarocco il mondo, non a caso
l’emblema della completata iniziazione al Tempio costruito ed
ultimato a cui nulla manca. Ma la carta successiva e finale, il
matto, altro non è che l’iniziato che non si fa illusioni sulla
relatività del suo sapere. Il compimento infatti non può che essere
relativo, poiché il lavoro continua; se cessasse, tutto svanirebbe
nel nulla.
Tarocchi e letteratura.
Sono tanti i libri sui tarocchi; lo scrittore
Italo Calvino ha pubblicato nel 1969 il volume Il castello dei
destini incrociati: «Mi sono applicato soprattutto a guardare i
tarocchi con attenzione, con l’occhio di chi non sa cosa siano, e a
trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo
un’iconologia immaginaria. Quando le carte affiancate a caso mi
davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a
scriverla».
A Grosseto il Giardino dei tarocchi.
Un’artista francese, Niki de Saint Phalle,
da poco scomparsa, ha realizzato in una proprietà dei Caracciolo nel
comune di Capalbio in provincia di Grosseto, un giardino dei
tarocchi, con ciclopiche sculture alte circa 12-15 metri ricoperte
di mosaici a specchio, vetro pregiato e ceramica richiamandosi alle
costruzioni del celebre architetto catalano Antoine Gaudì,
l’ideatore della Sagrada Famiglia a Barcellona. L’opera iniziata nel
1979 è stata completata nel 1996.