sacra
rinvenuta dopo pochi giorni nello stesso luogo ove fu trovata la prima
volta.
I
pescatori decisero, pertanto, di scavare nella roccia, ove toccò terra
la prima volta, una grotta con un piccolo altare ove fu posto il quadro
della Madonna. Successivamente fu eretta anche una piccola torre e vi fu
posta la campana di bordo della nave, datata 1632.
Per
circa duecento anni la Chiesetta di Piedigrotta fu questa. Tra la fine
del 1800 e l’inizio del 1900, Angelo Barone affascinato dai racconti
che i pescatori del piccolo borgo di Piedigrotta facevano
sull’accaduto, sentì dentro l’animò che doveva fare qualcosa per
onorare degnamente quell’avvenimento eccezionale. Una Chiesa! Doveva
costruire una chiesa perché vi si venerasse quel quadro.
Abbandonata
in paese la sua piccola cartoleria, egli si trasferì sulla collinetta a
strapiombo sul mare a scavare nel tufo tre metri più alto dal punto
dove era stato lasciato dal mare per ben due volte, il quadro della
Madonna. Fu un lavoro duro che Angelo Barone condusse da solo con
piccone e vanga, riuscèndo a poco a poco, anno dopo anno, a ricavare
una grotta abbastanza ampia al centro e altre ne creò ai due lati
avendo cura di lasciare, qua e la, grossi blocchi di tufo, su cui egli
scolpì, col passare degli anni una miriade di statue di semplice ma
toccante bellezza: la natività con relativo presepe, la Pesca
Miracolosa, scene di storia sacra ed episodi della vita dei Santi.
Angelo Barone andò avanti così sino alla primavera del 1915.
Consunto
dalla fatica compiuta e dagli anni, morente, si ritirò nella sua
piccola dimora e si racconta che dalla campana della sua lontana
Chiesetta giunsero sino in paese, per tutta la durata della sua agonia,
lenti rintocchi senza che alcuno ne tirasse la corda.
Quando
Angelo spirò, anche la campana di colpo e misteriosamente smise di
suonare, fra la meraviglia di tutta la popolazione.
Il
frutto di tanta fede e di tanto lavoro non andò perduto perché il
figlio di Angelo, Alfonso Barone, smettendo di fare il pittore ed il
fotografo si dedicò alla Chiesetta voluta dal padre, riprendendo
l’opera lasciata incompiuta da lui con rinnovato ardore scavando
sempre più in profondità nel cuore della collina. Sbocciarono così
altri gruppi di statue, capitelli con deliziosi serafini, bassorilievi
con scene sacre, statue prodigiose come il San Giorgio che uccide il
drago e il San Francesco di Paola.
Alfonso
Barone vi spese 40 anni della sua vita, dormendo spessa dentro
quell’umida cappella, accontentandosi di scarse e frugali colazioni.
Morendo, anche lui lasciò spazi da istoriare e altri blocchi da
scolpire. Nessuno, però, raccolse i suoi arnesi.
Nel
1969, lo scultore Giorgio Barone, nipote dei due artisti citati, di
ritorno dal Canada, restaurò in parte le statue e in un angolo scolpì
due medaglioni raffiguranti Papa Giovanni XXIII
e John Kennedy.
Da
allora la Chiesetta di Piedigrotta è rimata affidata alla custodia di
un bravo pescatore del posto che artista non è, per cui l’azione
erosiva della salsedine ha fatto sì che in più punti il tufo si sia
sbriciolato.
La
Chiesetta, testimonianza di fede e miracolosa bellezza, è oggi meta di
migliaia di visitatori e costituisce il maggior richiamo turistico di
Pizzo. E aperta tutti i giorni e vi si celebra messa il 2 luglio
ricorrenza
della Madonna delle Grazie a conclusione di una novena che ha inizio il
23 giugno.
