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Da “il Quotidiano della Calabria” 10.10.2008 – pagina regionalePartono oggi le Giornate MurattianePizzo Calabro rievoca il dramma di Muratdi Orlando Accetta L’associazione culturale Gioacchino Murat Onlus, presieduta dal professor Giuseppe Pagnotta, organizza la quinta edizione delle “Giornate Murattiane” (quarta della rievocazione storica), che si svilupperà da oggi fino a lunedì. Parteciperanno i seguenti gruppi storici: Reale Marina Borbonica di Savona, Fanteria di Linea Napoleonica di Ivrea, Reparto di Cavalleria Napoleonica di Ivrea, 2° Reggimento Cavalleggeri dell’Esercito del Regno di Napoli di Tolentino, 1° Real Reggimento Estero di Cassino, Colonna Briganti di Cassino, 13° Battaglione Lucania e Fanteria di Linea Francese di Potenza. Il programma dell’importante manifestazione si svolgerà per come qui appresso indicato. Oggi: ore 19 Chiesa di San Giorgio, messa solenne in memoria del Re Gioacchino Murat; ore 21 Hotel Marinella, cena del Re, cui parteciperà un discendente diretto del cognato di Napoleone. Domani: ore 9 Piazza della Repubblica, mercatino storico; ore 17 Centro Storico, parata dei revocatori; ore 22 Castello Murat, gran galà reale con balli e danze dell’0ttocento. Domenica: ore 9 Piazza della Repubblica, estemporanea di pittura; ore 10 Centro Storico, quinta rievocazione dello sbarco, arresto, condanna e fucilazione di Re Gioacchino Murat. Lunedì: ore 17 Castello Murat, cerimonia commemorativa anniversario fucilazione di G. Murat; ore 17 e 30, premiazione partecipanti all’estemporanea di pittura. 28 SETTEMBRE / 13 OTTOBRE 1815 Gioacchino Murat, dopo la fuga da Napoli a seguito della sua abdicazione, si rifugia a Parigi, dove apprende l’emissione di un ordine di cattura contro di lui, quindi fugge in Corsica. Metternich, per conto dell'Austria, gli fa sapere che può avere asilo per tutti i possedimenti dell'Impero col riconoscimento del titolo di Conte di Lipona (anagramma di Napoli) se avesse rinunciato al trono di Napoli, offerta che rifiuta, mentre si convince di allestire una spedizione per riconquistare il regno perduto. Dopo il proclama rivolto ai napoletani, con 250 uomini e 6 tartane, salpa da Ajaccio la notte del 28 settembre 1815, col proposito di riconquistare il suo regno. L'ammiraglia che trasporta Murat si chiama "Sant'Erasmo" ed è la più piccola fra tutte le tartane. Con lui viaggia anche il capitano Barbarà e tutto lo stato maggiore: il generale Franceschetti, il maresciallo di campo colonnello Natali, il segretario particolare e memorialista Carlo Galvani. La piccola flottiglia naviga tranquilla per sei giorni, poi, in prossimità delle coste napoletane incorre in una violenta tempesta durata per tre giorni: Una tartana, comandata da un certo Courand, fugge verso la Corsica, abbandonando la spedizione. Due, con tutto l'equipaggio a bordo, sono catturate dai borboni. Altre due e quella di Murat sono spinte sulle coste calabresi la sera del 6 ottobre 1815. Un nuovo fortunale arreca danni alla "Sant'Erasmo" e alla "Voltigeante", quando ormai il 7 ottobre sono in vista della marina di Paola. Qui, la terza tartana, nella notte del 7 ottobre, fugge verso la Corsica. Con due soli bastimenti ("Sant'Erasmo" e "Voltigeante") e con le vele ridotte a brandelli, senza acqua e senza viveri, Murat decide ugualmente di proseguire il suo viaggio verso Trieste, dopo aver impartito l'ordine di gettare a mare i pacchi contenenti le 500 copie del manifesto col "Proclama ai napoletani", che ha fatto stampare ad Ajaccio. Tenuto conto delle disastrose condizioni delle due sole tartane rimaste, la “Sant'Erasmo” e la “Voltigeante”, Barbarà, prima di fare rotta per Trieste, propone di fare un approdo a Pizzo, per riparare le vele e gli scafi delle barche. Murat, dopo un violetto alterco col Barbarà, decide di sbarcare egli stesso, dando inizio alla sua triste avventura a Pizzo, che lo avrebbe portato ad una morte senza gloria e senza onori. Gioacchino Murat, con una divisa nuova fiammante dopo nove giorni di difficile navigazione, la domenica mattina dell'8 ottobre 1815 alle ore 11 e 30 minuti, alla testa di soli 29 compagni d'avventura, sbarca sulla spiaggia della Marina di Pizzo, precisamente nei pressi del cosiddetto "Monacèju" (Monacello), armati di fucili, sciabole e pugnali. Il primo a toccare terra è Murat.
Il gruppetto incomincia a salire verso il centro di Pizzo alla "Piazza del Commercio" affollata di gente. Alla vista di Murat e dei suoi tutti rimangono meravigliati, anche perché si sentono invitati a gridare: "Viva il re Murat". I presenti girano le spalle e fuggono. Murat, dopo una scaramuccia in località “Parrera”, lungo la strada per Monteleone (oggi Vibo Valentia) tenda di scappare alla “Marina”, dove viene catturato e trattato ignominiosamente dalla plebaglia inferocita.
Quindi è condotto nelle prigioni del Castello Aragonese, che da qui in avanti prenderà il nome di Castello Murat. Ferdinando I di Borbone, in un vero e proprio "Consiglio di Guerra" la mattina del 10 ottobre 1815, decide lo svolgimento per Murat di un processo sommario, da concludersi con la fucilazione di "quel soldato di bassi natali". Infatti, la farsa della "Commissione Militare" stabilisce la condanna di Murat che, quale pubblico nemico, è condannato a morte all'unanimità mediante fucilazione, poi scrive una commovente lettera alla moglie e ai suoi diletti figli.
Viene confessato ed assolto da Tommaso Antonio Masdea, arciprete della chiesa di San Giorgio Martire. Murat, in alta uniforme, viene condotto sopra un sedile situato nel cortile interno del castello, a pochi metri dalla sua cella. Comanda lui stesso il plotone d’esecuzione, composto da 12 soldati schierati su due file. Dopo aver rifiutato la benda agli occhi, si scopre il petto e, rivolto ai soldati che gli stanno a pochissimi metri, alza la mano sinistra e ordina: "Salvate il viso, mirate al cuore. Fuoco!". E’ colpito soltanto da sei colpi su dodici che sono i soldati. Sono le ore 21 di venerdì 13 ottobre 1815.
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