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Il Castello di
Pizzo |
| Foto: Giuseppe Pagnotta - Pizzo |
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-STORIA
-ORIGINI
-SVILUPPO
-FUNZIONI
-STATO
ATTUALE
-INTERVENTI CONSERVATIVI
-FOTO
ANTICHE
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Quando
nel 1380 fu fondata Pizzo, gli Angiò, cinsero di mura il nuovo
villaggio e lo fortificarono con due bastioni, che guardavano sul
piccolo seno della Seggiola, ed una torre a tronco di trono,
affacciantesi sulla Marina. Appena cento anni dopo, sotto gli Aragona,
questa fortificazioni, come tante altre esistenti sulle coste del Reame,
si mostrarono insufficienti ad impedire le invasioni turche, che
segnarono l'inizio di quella decadenza, a cui Ferdinando I° d'Aragona
non riuscì ad opporre un valido riparo, nonostante la sua oculata e
preveggente politica.
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L'Aragona, rimasto solo contro i turchi, cercò di garantire il suo
Reame, fortificando i luoghi marittimi più esposti, e con l'ordinanza
del 12 novembre 1480, decretò, per la Calabria, la fortificazione di
Reggio e la costruzione di castelli a Crotone, Cariati, Corigliano,
Belvedere, Pizzo ed altri luoghi. Per Pizzo fu disposto di aggiungere
alla torre angioina già esistente, un massiccio corpo rettangolare,
munito di una torre a tronco conico, alquanto più piccola della
precedente, e di costruire poco più in basso, a strapiombo sulla
Marina, una torretta di guardia. I lavori si protrassero dal 1481 al
1485.
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Ultimati
i lavori, il nuovo Castello, fornito di archibugi e di artiglieria, ebbe
un presidio di soldati, sotto il comando di un Ufficiale. Com'era questo
castello? Una descrizione la troviamo nella Reintegra del 1694. Eccola:
<< Il Castello sta contiguo con il muro, e fosso della città,
dentro il suo fosso circondato di muri, eccetto dalla parte di
mezzogiorno per ritrovarsi una distesa collina, e prerupe, isolata in
mezzo di esso, con la giurisdizione di palmi 40 attorno detto fosso, e
della suddetta parte di mezzoggiorno sino alla ripa del mare.
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Il
suo principio è stato una torre tonda fabricata ad uso francese, hoggi
unita con detto castello, e viene chiamata mastra, e fu ampliata da
Ferdinando d'Aragona re di Napoli, al quale li concesse non solo molti
giurisdizioni, e privilegi, ma parimenti arricchì delli medesimi la
detta città, quali originalmente si conservavano nei libri dello studio
del dottor Antonio De Martinis d'essa, e copia in cartapecora dal
Sindaco dei Nobili della suddetta, e da maggior parte di quelli si
ritrovano in eseget, et ultimo loro furono confirmati da Ferdinando II
re, l'anno del Signore 1504 e si tiene notizia che il soprascritto
Ferdinando evesse consegnato detto Castello ad Henrico Sanseverino e
Carlo suo nipote, in quel tempo conte di Mileto, et hoggi vien
denominato, dal suddetto Ecc. Signore Principe di Mileto (duca dell'Infantado),
con i medesimi privilegi assieme con la nominata città; di poter
entrare dentro di essa, e servirsene del largo posto avanti d'esso e
sopra nominato palazo. |
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Nell'entrare
si vede il luogo dove prima stava una porta quale hoggi è mancante e si
può ponere; verso la parte di ponente con un ponte di legno levaticcio
di lunghezza di palmi 40 incirca mantenuto da due mura di sotto
per dentro suo fosso; si arriva al portone nuovamente fatto di grossa
legname, sopra d'esso scolpito in marmo l'insegna di esso Ecc. Signore,
al rimpetto dell'entrata una grada di legno con muri attorno dalla parte
del basso; a mano destra cinque carceri successivi; alla sinistra un
altro carcere grande, ambi con le loro porte e grade; si saglie per una
breve scala di pietra nello primo piano dove sta la cisterna d'uso, e
comodo d'esso, alla destra altre quattro camere, e un altare, e di
rimpetto altre quattro camere, due d'esse vengono occupate dalli
castellani, e lo de piu per carcere;
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per un'altra scala di pietra si saglie nel secondo piano con atrio
scoperto, dove vi sono cinque finestroni guardantino la strada della
marina, piaza, ed entrata della città, e parte d'essa assieme con lo
detto palazo della Corte, e lido del mare, sul quale vi sono sei cannoni
di bronzo detti falconetti con le loro carrette di legname ed atti a
disparare, ed in uno pontone verso lo Levante vi sta l'asta della
bandiera che si pone nelle festività maggiori con l'insegna dell'una e
dellìaltra parte del soprascritto Ecc. Signore; e da detto primo piano
et attaccata con la suddetta cisterna una porta dalla quale mediante un
piccolo ponte di legno si va nella soprascritta torre mastra, che si
entra per una piccola porta e di rimpetto vi si trova una carcere
criminale posta in mezzo le mura d'essa torre, e più sotto vi era una
altra camera detta il Centimolo quali oggi sta serrata e si scendeva per
dentro un muro di detta
carcere.
Per un'altra stretta scala di pietra
posta nelle mura d'essa si saglie sopra di quella, e in mezzo vi
è una camera, e circondata di un largo, dove si vedono sei finestroni
che tengono soggetta la maggior parte della città e guardantino il
suddetto palazo, e largo avanti d'esso, non avendo altra uscita, se non
dal menzionato largo>>.
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La
disposizione generale del fabbricato si conservò la stessa fino a
quando qualche anno fà, quando l'Intendenza d'Antichità e belle Arti
di Reggio Calabria, dopo aver restaurata la parte inferiore del
castello, demolì, non sappiamo perchè, le casematte che davano sulla
Marina, mentre esse rappresentavano un vero cimelio storico, in quanto
nella prima stanza, il 13 ottobre 1815, si riunì la Commissione
Militare presieduta dal Generale Vito Nunziante, e pronunziò, contro lo
sventurato ex Re Gioacchino Murat, la sentenza di morte. |
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La
tradizione popolare e qualche scrittore vogliono che il Castello di
Pizzo fosse collegato con percorsi sotterrani ai castelli di Vibona,
Monteleone e Rocca Angitola. Il Genovesi, nel tomo XI°, della sua
"Calabria Antica", parlando del Castello di Pizzo, così si
eprime: ".....sappiamo solo che mediante sotterranei
comunica con i Castelli di Vibona, Monteleone e Roca Angitola". |
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Senza
dubbio il Castello di Pizzo ebbe i suoi sotterranei, anzi parte di uno
di essi unisce attualmente il palazzo dei Marchesi Gagliardi con la
Rotonda della Monacella. Un altro cunicolo sotterraneo che si dirige
verso l'odierna piazza Umberto I°, si vede ancora e doveva sboccare in
qualche recondito posto, non lungi dal castello, e serviva come via di
ritirata, nel caso in cui il castello stesse per essere espugnato. Un
altro breve sotterraneo univa il castello alla torretta di guardia.
Tutti i brani sono tratti dall'opera del maestro
Raffaello Molè "Fasti e Nefasti della Città di Pizzo"
(Ricerche storiche) Edizioni C. Lo Moro - Pizzo 1947
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