OSVALDO CASTIGLIONE MORELLI
Era cadetto della numerosa famiglia (10 figli) del professore Pasquale
Castiglione Morelli, tra i primi “ possidenti” della Calabria ad avere
scelto una professione liberale, studiando medicina a Napoli e divenendo
medico chirurgo e assistente al Policlinico Universitario. Nella sua
clinica privata di Vallelonga il Professore Castiglione Morelli , negli
anni dal 1916 ca al ’50, curò tantissimi malati di un vasto bacino di
utenza dell’allora provincia di Catanzaro, colmando un vuoto
dell’assistenza sanitaria pubblica di allora.Gli immigrati che d’estate
tornavano ai paesi natali tenevano molto alla visita annuale di
controllo del Professore di Napoli e, nei casi disperati, si diceva : “
a questo non lo salva nemmeno Castiglione!”
Nella clinica il Professore portava a turno tutti i figli maschi ( salvo
il primo, destinato ad ereditare le terre e perciò iscritto alla Facoltà
di Agraria) ad assisterlo nelle operazioni chirurgiche, per saggiarne
l’eventuale vocazione medica: uno solo uscì medico, Piero, anche lui
chirurgo ospedaliero a Napoli, libero docente, attivo d’estate nella
clinica di Vallelonga , certo non più così importante col sorgere della
assistenza pubblica, fino agli ultimi anni di vita: ricordo che, durante
la festa di Monserrato, anche a tavola, venivano a chiamarlo in caso di
incidenti o malori dei pellegrini.
Vincenzo, mio padre, e Osvaldo si diedero agli studi di Legge,
divenendo il primo Avvocato dello Stato, a Napoli e poi a Roma. Osvaldo
fu integerrimo Funzionario del Ministero degli Interni, col grado di
Prefetto, negli anni di piombo, un vero Servitore dello Stato, ma anche
un grande esperto d’Arte, soprattutto contemporanea, e come tale inviato
in Commissione in diverse Regioni d’Italia.
Venerò la Madre, Vincenzina Montalto,, e attraverso Lei, Pizzo Calabro,
a cui tornò ogni estate, fino a che la salute glielo permise, in
coincidenza soprattutto con la tradizionale Mostra di Pittura. L’amore
per Pizzo si unì ben presto in lui alla fascinazione per Re Gioacchino
Murat, e dei cimeli murattiani divenne appassionato collezionista.
Di Osvaldo Castiglione Morelli vorrei ricordare due episodi, di cui sono
stata testimone , che molto bene ne caratterizzano il carattere.
Il primo: una volta zio Osvaldo mi disse che aveva intenzione di donare
una parte della sua raccolta murattiana al Comune di Pizzo per il Museo
Civico, e voleva che chiedessi un parere al riguardo al Soprintendente
con cui lavoravo a Pompei, il professore Guzzo, che poi è stato di
recente anche Soprintendente in Calabria, membro autorevole del
Consiglio presso il Ministero Beni Culturali. Guzzo devo dire che fu un
po’ scettico sulla possibilità di un Museo a Pizzo, famosa secondo Lui
per altre cose, e consigliò la donazione al Museo Napoleonico di Roma.
Riferito ciò a mio zio, mi sentii rispondere che al Museo di Roma aveva
già pensato, ora voleva dare qualcosa anche a Pizzo Calabro, in memoria
della Madre. E ciò è stato fatto l’estate scorsa, dopo la sua dipartita,
dalla moglie Maria Pia in ottemperanza alla sua volontà.
Altro episodio: in occasione di uno dei “ momenti caldi” in Medio
Oriente, quando si seppe che in Irak si stavano distruggendo monumenti
straordinari per malinteso fanatismo e ignoranza, e ci fu un appello per
collaborazioni internazionali di esperti d’ arte per la schedatura dei
Beni artistici a rischio, zio Osvaldo mi telefonò, dicendomi che
avrebbe desiderato partire lui stesso in missione, ma data l’età e gli
acciacchi, ciò non gli era purtroppo possibile, e mi spronava ad
andarci io stessa come archeologa, pronto ad anticipare lui in caso i
soldi per tutto il viaggio, in attesa del rimborso ministeriale.
Evidentemente però io, più giovane, non ero altrettanto capace come lui
di “sognare”, e non me la sentii di partire ( la famiglia, il lavoro..)
e così lo delusi e persi una irripetibile occasione.
Vincenzina Castiglione Morelli