www.pizzocalabro.it di Giuseppe Pagnotta

                                                                                                                                                      Presentazione

 

OSVALDO CASTIGLIONE MORELLI

 Era cadetto della numerosa famiglia (10 figli) del professore Pasquale Castiglione Morelli, tra i primi “ possidenti” della Calabria  ad avere scelto una professione liberale, studiando medicina a Napoli e divenendo medico chirurgo e assistente  al Policlinico Universitario. Nella sua clinica privata di Vallelonga il Professore Castiglione Morelli , negli anni dal 1916 ca al ’50, curò  tantissimi malati di un vasto bacino di utenza dell’allora provincia di Catanzaro, colmando un vuoto dell’assistenza sanitaria pubblica di allora.Gli immigrati che d’estate tornavano ai paesi natali tenevano molto alla visita annuale di controllo del Professore di Napoli e, nei casi disperati, si diceva : “ a questo non lo salva nemmeno Castiglione!”

Nella clinica il Professore portava a turno tutti i figli maschi ( salvo il primo, destinato ad ereditare le terre e perciò iscritto alla Facoltà di Agraria) ad assisterlo nelle operazioni chirurgiche, per saggiarne l’eventuale vocazione medica: uno solo uscì medico, Piero, anche lui chirurgo ospedaliero a Napoli, libero docente, attivo d’estate nella clinica di Vallelonga , certo non più così importante col sorgere della assistenza pubblica, fino agli ultimi anni di vita: ricordo che, durante la festa di Monserrato, anche a tavola, venivano a chiamarlo in caso di incidenti o malori dei pellegrini.

Vincenzo, mio padre,  e Osvaldo si diedero agli studi di Legge, divenendo il primo Avvocato dello Stato, a Napoli e poi a Roma. Osvaldo fu integerrimo Funzionario del Ministero degli Interni, col grado di Prefetto, negli anni di piombo, un vero Servitore dello Stato, ma anche un grande esperto d’Arte, soprattutto contemporanea, e come tale inviato in Commissione in diverse Regioni d’Italia.

Venerò la Madre, Vincenzina Montalto,, e attraverso Lei, Pizzo Calabro, a cui tornò ogni estate,  fino a che la salute glielo permise, in coincidenza soprattutto con la tradizionale Mostra di Pittura. L’amore per Pizzo si unì ben presto in lui  alla fascinazione per Re Gioacchino Murat, e dei cimeli murattiani divenne appassionato collezionista.

Di Osvaldo Castiglione Morelli vorrei ricordare due episodi, di cui sono stata testimone , che molto bene  ne caratterizzano il carattere.

Il primo: una volta zio Osvaldo mi disse che aveva intenzione di donare  una parte della sua raccolta murattiana al Comune di Pizzo per il Museo Civico, e voleva che chiedessi un parere al riguardo al Soprintendente con cui lavoravo a Pompei, il professore Guzzo, che poi è stato di recente anche Soprintendente in Calabria, membro autorevole del Consiglio presso il Ministero Beni Culturali. Guzzo devo dire che fu un po’ scettico  sulla possibilità di un Museo a Pizzo, famosa secondo Lui per altre cose, e consigliò la donazione al Museo Napoleonico di Roma. Riferito ciò a mio zio, mi sentii rispondere che al Museo di Roma aveva già pensato, ora voleva dare qualcosa anche a Pizzo Calabro, in memoria della Madre. E ciò è stato fatto l’estate scorsa, dopo la sua dipartita, dalla moglie Maria Pia  in ottemperanza alla sua volontà.

Altro episodio: in occasione di uno dei “ momenti caldi” in Medio Oriente,  quando si seppe che in Irak si stavano distruggendo monumenti straordinari per malinteso fanatismo e ignoranza, e ci fu un appello per collaborazioni internazionali di esperti d’ arte per la schedatura dei Beni artistici a rischio,  zio Osvaldo mi telefonò, dicendomi che avrebbe desiderato partire lui stesso in missione, ma data l’età e gli acciacchi, ciò non gli era  purtroppo possibile, e mi spronava ad andarci io stessa come archeologa,  pronto ad anticipare lui  in caso i soldi per tutto il viaggio, in attesa del rimborso ministeriale. Evidentemente però io, più giovane, non ero altrettanto capace come lui di “sognare”, e non me la sentii  di partire ( la famiglia, il lavoro..) e così lo delusi e persi una irripetibile occasione.

 

 

                                                                                                   Vincenzina Castiglione Morelli

 

 

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 Giuseppe Pagnotta

 

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