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Presentazione |
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Fonte: <<CALABRIA DIMENTICATA>> di N.G. MARCHESE Edizioni STAGAME - Casavatore (NA) La storia di Pizzo nel periodo Aragonese
Dell'antica città detta Napizia, che fu il primitivo insediamento da cui prese successivamente origine quella comunità chiamata successivamente Lo Pizzo ed in tempi più recenti semplicemente Pizzo, abbiamo a suo luogo trattato, parlando di alcune colonie della Magna Grecia sorte sulla costa Tirrenica, come Ipponio e Crissa, delle quali Napitia appare come una città consorella, al punto che ne segue le stesse vicende ed alla fine subisce la stessa sorte. A questo punto viene ripreso il discorso, ma facendo riferimento alla vita della città quale risulta sotto il dominio Aragonese, appunto perché questa fase della sua storia segna il periodo di maggiore splendore durante il quale la città di Pizzo godette e di grande prestigio, al punto che i suoi cittadini potevano vantare diritti e prerogative che agli abitanti di altri, sia pure importanti città, non era dato di poter rivendicare. In questo periodo la città che ovviamente faceva parte integrante del Regno di Napoli e che era passata attraverso la dominazione delle varie dinastie che si erano succedute su quel trono, subisce le sorti dei successivi avvicendamenti dinastici fino a quello Aragonese, sotto il cui Regno la città di Pizzo conobbe il periodo del suo massimo splendore. Notiamo come in coincidenza con i vari avvicendamenti che avvenivano a livello dinastico, altri piccoli cambiamenti si registravano di conseguenza nell'ambito ristretto delle singole città, che risentivano ovviamente del mutamento del quadro politico generale. Infatti ad ogni successione dinastica nuovi signori subentravano al governo delle singole città, determinando un certo cambiamento della stessa classe baronale; proprio in connessione con la prevalenza di una nuova dinastia che di fatto subentrava a quella precedente. Ad un certo punto nel corso del succedersi di questi avvicendamenti vediamo emergere la nobile famiglia dei Sanseverino che pretende di avere diritto al dominio di Pizzo. In connessione però del subentro degli Aragonesi, che scacciarono dal territorio i francesi, rimasti sconfitti sul piano militare, si era verificato un fatto di eccezionale importanza che consentì a Pizzo di sottrarsi alla dipendenza del barone locale, e passare direttamente sotto la protezione del dominio regio. Fu proprio in considerazione della fedeltà dimostrata verso la causa aragonese che questa città ottenne dalla Regina Giovanna e da Ferdinando suo figlio, il privilegio, molto ambito, del demanio, in virtù del quale per lungo tempo la città godette di un rapporto di dipendenza diretta con la curia regia, mentre le altre città rimanevano sottoposte alle corti baronali locali. Nonostante questa situazione che si era ormai consolidata con l'andare del tempo, non mancarono di farsi di nuovo sentire le pretese dei Sanseverino i quali aspiravano a riprendere il dominio della città. A questo fine le pressioni della casa baronale si fecero sempre più insistenti, sollecitando il Re a concedere l'atto di riconoscimento, con varie suppliche e pressanti domande. I Pizzitani invece desideravano risolutamente di mantenere in vigore il regime demaniale ed erano decisi a difendere anche con le armi il loro « status » di città libera. A tal fine la città aveva titoli sufficienti per sostenere il suo punto di vista presso la corte, non solo perché aveva ben meritato per la fedeltà dimostrata alla Casa Aragonese, in momenti non sospetti, ma anche perché durante il lungo periodo in cui aveva goduto del privilegio si era comportata in maniera esemplare e nessun rilievo poteva essere fatto a suo carico. Tuttavia, prima di ricorrere alle armi, pensarono di rivolgersi al Re pregandolo di voler mantenere lo stato dei privilegi conformemente a quanto era stato promesso. Il Re, in questa circostanza, non volendo contrariare i Sanseverino, assunse un ruolo di mediatore ed indusse i Pizzitani ad accettare la nuova situazione; facendo ricorso ad alcuni mezzi di pressione di cui 'la casa regnante disponeva per vincere la resistenza dei cittadini. Alla fine di questa appassionata disputa i Sanseverino divennero di nuovi signori di Pizzo e fingendo di voler dimenticare la lunga controversia, assunsero un atteggiamento paternalistico col mostrare indulgenza verso la popolazione. La situazione viene di nuovo a cambiare nell'anno 1501, a seguito dell'atto di ribellione di cui si rese protagonista Jacobo, ultimo discendente dei Sanseverino. Per rappresaglia questi signori vennero privati, per decisione reale, del dominio di Pizzo e di tutti gli altri stati che di conseguenza passarono alla corte regia. Così di nuovo Pizzo divenne città libera. Ma la riacquistata dignità fu di breve durata, perché ben presto la città fu di nuovo oggetto di concessione e questa volta alla casa gentilizia Mendoza, a titolo di benemerenza per i meriti di guerra acquisiti sul campo da quel capostipite. La motivazione della inopinata decisione fa cenno al fatto che ha determinato questo nuovo atteggiamento da parte della Regia Curia: « L'eccellentissimo Don Diego Mendoza, Consigliere, Duca e Capitano Regio, avendo dimostrato grande valore nella guerra contro i Francesi ed in particolar modo in una memorabile battaglia contro i Francesi avvenuta non lungi da Barletta, meritò in premio di questo suo valoroso comportamento che gli fossero donati nel 1503, dal Re Ferdinando, il Pizzo, il contado di Mileto e la Baronia della Rocca Angitola, Francavilla, Francica, Montesanto e Caridà ». Dopo aver rapidamente e succintamente puntualizzato le vicende che hanno alternativamente fatto passare Pizzo dalla condizione di città demaniale a quella di dominio baronale, durante le quali la cittadinanza ha potuto sperimentare la differenza delle condizioni di vita che tale cambiamento istituzionale ha comportato, passiamo a soffermarci, con un certo senso di compiacimento sul contenuto delle, guarantigie civili; i cui capitoli per un certo tempo hanno dato alla popolazione la sensazione di godere dei benefici tipici di un regime di città libera. La carta dei privilegi che conferisce a Pizzo lo status di città demaniale è importante non solo per le condizioni di promozione a città libera, inerenti alla concessione del demanio, ma anche perché aggiunge altre prerogative che fanno di Pizzo, in questo scordo di tempo, una città garantita ed arricchita di facoltà tali da aumentarne la dignità anche rispetto alle altre di pari condizioni. Essi si articolano su diciassette privilegi concessi a Pizzo dalla Regina Giovanna, Luogotenente Generale del Re Ferdinando D'Aragona, suo figlio. La carta di concessione risulta compilata e spedita dalla Città di Tropea il 25 settembre del 1495. In tale prezioso documento si fa prima di tutto menzione della concessione del Demanio, che è il riconoscimento fondamentale e che comporta l'assunzione di uno stato giuridico tale da consentire a quella comunità di sottrarsi ad ogni ingerenza baronale. Questo costituisce il privilegio base e nello stesso tempo comune a tutte le città così dette di dominio regio. Quelli che seguono sono riconoscimenti ulteriormente qualificanti della dignità del contado, e che fanno di Pizzo una città particolarmente privilegiata, potendo godere di alcune facoltà che esorbitano dall'ambito dell'istituto del semplice demanio. In particolare veniva previsto che ogni cittadino ed abitante di Pizzo in qualunque luogo del regno fosse ritenuto responsabile di delitto sia criminale che civile « nessuno officiale avesse la facoltà di giudicare, ma fosse d'uopo rimetterlo all'ordinario di Pizzo ». In tale capitolo viene contemplata una forma di garanzia di natura giurisdizionale, che rendeva i cittadini di Pizzo esenti e quindi forniti di una certa immunità esterna; salvo ovviamente il giudizio degli organi giudiziari cittadini. Inoltre veniva riconosciuto « che tutti i cittadini ed abitanti possano andare armati per tutto il regno (escluso entro il Pizzo) e niuno Ufficiale del Regno ciò vietar possa ». « Altresì furono di nuovo al Pizzo confermate tutte le Grazie ed Immunità concessi dal Re Ferdinando d'Aragona Primo... ». « Ancora conceduto li fu che l'Artiglieria, comprata dalla Università per sue bisogne, estrar non si potesse dal Pizzo, per esser luogo marittimo e d'importanza ». In un certo senso si riconosceva alla città il diritto di provvedere da se stessa alla propria difesa. Inoltre in aggiunta ai privilegi della Regina Giovanna e del Re Ferdinando suo figlio riconosciuti a Pizzo nel 1495, altri privilegi sono stati dispensati da Alfonso I d'Aragona, Re di Napoli, dal Re Ferdinando I d'Aragona, da Alfonso II d'Aragona e da Federico, tutti quanti Re Aragonese. Da ciò si evince che questa città fu sempre oggetto di particolare cura e predilezione da parte della Corte Aragonese. In base a tali privilegi si 'può ben dire che i cittadini di Pizzo fossero dei Burgenses, cioè dei cittadini privilegiati che partecipavano e godevano della franchigia concessa alla loro città. I burgensani infatti godevano di indipendenza rispetto ai loro stessi signori ed erano liberi da ogni vincolo di soggezione. È risaputo anche che il diritto di borghesia non era identico in tutti i luoghi dove era riconosciuto, ma variava secondo l'ampiezza della franchigia accordata. Nel caso specifico di Pizzo il diritto riconosciuto era il più vasto di quelli solitamente accordati. Essi ben a ragione si potevano qualificare cittadini borgesi, titolo che li rendeva esenti da ogni aggravio feudale. |
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