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OGGI RIMPIANGIAMO I MORTI DELLA <<MOBY PRINCE>>
 di Averta Nicola

Pizzo 10.04.2001            

Non possiamo certamente dimenticare quel giorno di Mercoledì 10 Aprile del 1991 quando avvenne la tragedia della <<Moby Prince>>: ed oggi sento il dovere di ricordare quei 149 morti. Oggi 10 Aprile ricorre il decennale della catastrofe di Livorno. Si è detto, e tante volte scritto, che l’impatto con l’ “AGIP Abruzzo” fosse avvenuto verso le ore 22.30! Quella sera c’era la nebbia e così volle il fato che anche quattro figli di Pizzo, siano andati incontro alla morte. Come si ricorderà i ritardatari della notte attraverso la TV hanno sentito per primi la grave notizia e a loro volta hanno dato comunicazione ai familiari delle vittime che rimasero annichiliti del grande dolore. 11 giorno dopo, gli italiani tutti furono davanti alla TV per commentare il tragico avvenimento. A distanza di 10 anni ancora oggi mi domando se è stato davvero un errore umano, gli uomini di mare lo escludono. Per spiegare i morti della <<Moby Prince>> avanzano tante ipotesi. “No, mi spiace, ma non credo all’errore umano. Chi sostiene che stavano tutti guardando la partita di calcio, non dice solo una cattiveria, ma dimostra anche una totale ignoranza delle manovre di bordo e di come funzioni una nave”. Si è detto, che il comandante, aveva tredici anni di rotta tra Livorno e le isole dell’Arcipelago Toscano. Si è raccontato anche che in plancia al momento dell’urto non c’era nessuno ufficiale di guardia e che era già stato inserito il timone automatico. Anche questo fatto è impossibile. I nostri ufficiali sono altamente qualificati ed hanno pieno senso del dovere con attaccamento e zelo profuso alle loro mansioni. Nessun abile navigante farebbe mai una cosa del genere, e poi a due miglia dalla costa. “Io invece credo che possa essersi trattato di un black out improvviso”. L’unica ipotesi che potrebbe spiegare quanto è successo. Incidenti del genere agli impianti elettrici possono capitare ovunque. Un’altra cosa da tener ben presente è che uscendo dal porto si ha sempre ben presente quale sia la situazione delle navi in rada. “l’Agip Abruzzo” era ferma da tre giorni, per cui, se black out c’è stato sulla “Moby Prince”, in quel momento la nave era cieca ed

 

ingovernabile, e nulla poteva funzionare né il radar, e nemmeno il telegrafo, strumento che dal ponte del comando serve a trasmettere gli ordini ai motori. Il comandante, forse aveva a priori calcolato di passare a pochi centinaia di metri dalla poppa della moto-cisterna, e proprio in quel momento può essersi trovato con il timone bloccato e fu il peggior momento, per cui, nulla poteva fare per evitare l’impatto. Secondo il mio modesto parere si spiegherebbe il black out, anche perché dal traghetto non c’è stato nessun lancio dello S.O.S. mentre, invece, l’unica chiamata dello S.0.S. di soccorso era stato lanciato dalla petroliera. Come si sa anche la nebbia può aver falsato la prospettiva, considerando che dai finestrini del ponte di comando non è che si poteva vedere molto bene, sul radar però la sagoma della petroliera doveva essere enorme almeno quattro o cinque centimentri. Ma come mai al momento dell’impatto, il comandante, o l’ufficiale addetto era riuscito a trasmette gli ordini ai motori in modo tale che la “Moby Prince” si sfilasse dalla fiancata della nave cisterna? Allora mi viene da pensare, che proprio in quell’istante sia scattato il generatore di emergenza, mettendo così in funzione elettronicamente il quadro generale. E perché il traghetto fu trovato due ore dopo arrancante adagio, mentre le fiamme avevano già divorato tutte le strutture, senza dare il tempo che più persone si potessero salvare fatto eccezione del mozzo, che si trovava nell’estrema poppa, mentre l’unico che aveva capito il pericolo imminente fu il barista, nostro concittadino Francesco Esposito, che tentò di tuffarsi in mare nella speranza di potersi salvare, ma i vortici dell’acqua melmosa di carburante non gli hanno dato possibilità di potersi salvare. E ancora oggi 10 Aprile rimpiangiamo i quattro figli di Pizzo che furono Averta Rocco, Avolio Antonio, Esposito Francesco e Timpano Antonio.

        

                                                                                           Averta Nicola

 

 

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