| In questo
luogo solitario, per più di due secoli, la gente andava
a pregare e ad esprimere con fervore la propria fede ed
il proprio ringraziamento alla divinità, nella speranza
di ottenere protezione nelle avversità e nelle
difficoltà della vita. Un luogo
di culto singolare, divenuto negli anni una straordinaria
piccola chiesa, dove, alla fine del secolo scorso, circa
due secoli e mezzo dopo il naufragio della nave, un
artista di Pizzo, Angelo Barone, lavorò per anni nella
grotta dove era il quadro e via via in altre grotte
laterali, scolpendo nel tufo e di tufo centinaia di
statue, una folla di creature di pietra, a testimoniare
con la loro presenza la fede delluomo nel divino e
nel trascendente.
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Scene di
Storia Sacra, episodi del Vangelo, della vita dei Santi,
di alcune fra le più significative parabole di Gesù
presero vita via via in immagini di fascino sommesso, di
meditata, sofferta ispirazione, ricche di emozioni e di
suggestioni, cui la luce, che penetra dalle finestre -
non altro che fessure nella roccia - e dalle fessure
della volta, permette di esistere, quasi avessero davvero
non soltanto un corpo, ma soprattutto unanima.
Tanto da avvalorare intorno alla persona
dellartista che le aveva create una fama misteriosa
e leggendaria. E non finì con
lui la leggenda di Piedigrotta.
Dopo la sua morte, il figlio Alfonso ne
raccolse leredità spirituale e materiale,
lavorando anchegli alla chiesetta per buona parte
della sua vita e popolandola sempre più di nuove
creazioni, con la stessa fede e con lo stesso amore che
era stato di suo padre. Ed anche un loro nipote, Giorgio
Barone vi prestò la sua opera, scolpendo anni fa due
bassorilievi, raffiguranti J.F. Kennedy e Papa Giovanni
XXIII: segno dei tempi anchessi, messaggio - come
la chiesetta - di speranza e di pace.
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