Il porto naturale della Seggiola - Pizzocalabro_it

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LA SEGGIUOLA

Da Don Ilario Tranquillo : "Istoria Apologetica dell'Antica Napizia oggi detta il Pizzo" - Anno 1725 -

.....Ma è tempo di ridurci à far di Cicerone orrevole rimembranza.
Quasi allato del Pizzo situata s'ammira la Seggiuola: luogo è ella maritimo, delizioso, ed ameno; in cui quasi di continuo
scherzando venticelli soavi, odorosi fiori vi nascono ridenti parti di flora, che la fregiano da per tutto. Accrescono le sue delizie due fonti, di cui l'uno sotterra raggirandosi, con soave gorgoglio sollevato, spunta per un canale, onde porge insieme all'assetati, e rinfresco, e diletto.


L'altro con strepito dolce serpeggia, e limpido con piè d'argento correndo, co' flutti s'unisce del mar vicino, che per tutto rende la Seggiuola deliziosa, ed amena.

Quindi è fama, che Marco Tullio Cicerone; gran Console in Roma, e giusta il rapporto di più Autori di reale stirpe, spesso ricreavasi, siedeva, e leggeva; mentre giunto egli in Napizia, doppo fatto in lei qualche trattenimento, ad oggetto di ricrearsi, nella Seggiuola ritiravasi, la qual per avventura ebbe tal nome, in dimostranza, ch'egli sedea ivi leggendo.

Sentimento si è questo approvato cento, e venti anni à dietro da un Anonimo Religioso dell'Ordine de' Minimi, presso Marafioti (lib.2.c.23.fol.137).

Ed è molto verosimile, concioffiachè Cicerone conforme al rapporto di Barrio (lib.2.fol.144 e 145.) nel tempo del suo esilio venne in Ipponio, quindi, perche cotal Città era men di sei miglia da Napizia distante, perciò egli dalla vicinanza spronato, e dal disio di ricrearsi colle Napitine delizie, sì terrestri, sì marittime, ed inoltre dall'affetto, che alle Città di Calabria, essendo Avvocato Generale della Provincia, portava, volle essere di presenza in Napizia, dove trattenutosi per qualche tempo, nell'ore del suo ritiro, nella descritta Seggiuola soleva ricrersi leggendo.

Essendo adunque per l'accennati motivi verisimile, il laudato sentimento dell'Anonimo Minimo, à torto vien ripreso da Marafioti, come se fosse stato impossibile di Cicerone l'arrivo in Napizia, ed indi nella Seggiuola. Come? non andò Cicerone in Reggio, ove dimorando compose i libri della Topica? Non si portò in Locri, oggidì Gerace? Non viaggiò in Cotrone? Non giunse fino in Turia, oggi Terranova? Or qual stupore s'è questo, che ingombra la mente di cotal Istorico? per qual motivo e, stima tanto difficile, che il Romano Oratore, ritrovatosi in Ipponio nel tempo del suo esilio, ricreato si fosse per l'addotti motivi, in una Città tanto ad Ipponio vicina. Anzi il citato Anonimo Religioso, oltre de' motivi testè raccordati, à palesare il suo veritiero racconto, sarà stato mosso da qualche antica Scrittura, altrimenti non l'avrebbe con tanta fermezza affermato.

Non fu dunque l'Anonimo Religioso nella sua narrativa ingannato da Barrio, come dubbitando malamente suppone Marafioti, perchè non mai sognò l'Anonimo regolare, che le Genti del Pizzo avessero opinato, che Cicerone in una Pistola ad Attico, faccia li cotal Seggiuola Napitina mentione, ben sapendo i Letterati del Pizzo, quanto scrive Cicerone nel 4. libro delle sue lettere ad Attico, nella lettera nona; e non ignorano in qual guisa Paolo Manuzio ne' Commentari sopra le lettere di Cicerone ad Attico, parli della sodalità d'Attico: dal che inoltre s'inferisce, che bruttamente Barrio ascrive a' Cittadini del Pizzo un'abbaglio tanto notabile: nè ciò, io credo, avvenne, che per relazione capricciosa degli Avversarj delle glorie di Napizia, fatta al medesimo Scrittore.

Per tanto con sicuranza probabile, per ragion de' motivi più in suso proposti, posso ridurmi all'assunto, che Cicerone dimorando per qualche tempo in Napizia per sua ricreazione, legger solea nella descritta Seggiuola.

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