ANTICHISSIMA BARONIA DI ROCCA ANGITOLA. UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA.

ANTICHISSIMA BARONIA DI ROCCA ANGITOLA. UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA.

VEDUTA DAL SATELLITE DEI RUDERI DEL CASTELLO DI ROCCA ANGITOLA E DELLE ABITAZIONI CIRCOSTANTI. MANCATA TUTELA, CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE DI UN PATRIMONIO STORICO – ARCHEOLOGICO CHE CI VIENE REGALATO DAL PASSATO. REGALO CHE OGGI CON IL TURISMO DI MASSA E LE NUOVE TECNOLOGIE DIGITALE POTREBBE PORTARE GRANDI RICCHEZZE E BENESSARE ALLE NOSTRE COMUNITA’ DI PIZZO E DELL’ANGITOLANO.

 In Calabria sono molteplici gli insediamenti umani nati e sviluppati fin dai tempi più antichi, che raggiunto il maggior splendore  sotto l’impero romano, sono stati completamente distrutti nel periodo bizantino dalle incessanti aggressioni dei saraceni che, provenienti dai vari Sultanati Africani, facevano razzie a più non posso a danno delle   popolazioni indigene della Calabria. Tale fu la fine delle antiche città  Vibona e Napitia che ritornarono in vita, di sicuro per la prima,  dopo l’anno 1000 sotto il Regno dell’Imperatore Federico Secondo, mentre le origini di Pizzo restano nella leggenda. Diversa sorte ebbe Rocca Angitola la quale probabilmente per la sua forte posizione difensiva mantenne anzi ampliò le sue prerogative. Ma i terremoti e soprattutto la malaria dovuta alle paludi dell’Angitola fiaccarono le popolazioni di questa comunità che dopo il terremoto del 1783 si trasferirono tra Maierato e Pizzo. Ora di Rocca Angitola sono rimaste solo le rovine, mute testimonianze di quell’epoca antica di gloria, potenza  e splendore. Attenzione, però, che quello che si vede sono solo una parte molto parziale della Rocca in quanto la maggior parte si trova sotto le macerie del terribile terremoto del 1783. Basterebbe sistemare le strade di accesso e ripulire quelle interne alla Rocca per avere la nostra piccola “POMPEI”. La Rocca Angitola è un luogo della memoria delle nostre popolazioni, un luogo da riscoprire e valorizzare sia per la crescita culturale delle nostre popolazioni e sia da far conoscere ai visitatori italiani ed esteri che da tutto il mondo giungono in Calabria. I Pizzitani con le origini a Rocca Angitola non sono stati pochi e di poca importanza anzi  erano e sono rimasti una parte importante della popolazione di Pizzo. Tutto il Rione della Ficarazza e cioè quello cresciuto intorno alla Via delle Grazie trova le sua origini nel popolo di Rocca Angitola quivi trasferitosi. Di Rocca Angitola è il Cristo della Rocca custodito nella Cappella di Sant’Anna della Chiesa di San Giorgio. Una intera Chiesa fino al ventennio fascista era a Lui dedicata nell’area attualmente occupata dalla Scuola elementare. Ancora Il secondo scranno della Collegiata di San Giorgio era riservato al Canonico di Rocca Angitola che godeva dei privilegi e delle rendite che gli venivano attribuite dalle leggi canoniche dell’epoca. Ma la testimonianza più pregnante delle discendenze tra LA ROCCA ANGITOLA e PIZZO le troviamo ancora oggi nella Chiesa del Purgatoria. Trovasi nel complesso della Chiesa delle Grazie ma ha delle caratteristiche uniche, non riscontrabili nelle altre chiese di Pizzo. Ad esempio abbiamo una magnifica statua a San Pasquale che solo quì si trova. Lo stesso per i raffigurazione religiose delle pareti e del soffitto, assolutamente uniche. Da ultimo chi volesse scendere nella cripta funeraria dei Padri Pasqualini che trovasi in un unico ambiente sottostante la sagrestia della Chiesa della Madonna delle Grazie costruita in epoca successiva accanto a quella del Purgatorio potrebbe ammirare a parte la ricostruzione storica ambientale anche degli spezzoni di marmo che provano al di fuori di ogni ombra di dubbio i collegamenti tra Pizzo e La ROCCA. Logicamente a Pizzo sono molto pochi quelli che conoscono queste enormi ricchezze della Comunità ed ancora meno quelli che ritengono importantissimo attivarsi in tutti i modi possibili per conservarli e valorizzarli opportunamente, viste le nuove frontiere aperte dal Turismo e dalle frontiere aperte del mondo digitale. Per fornire un’informazione la più ampia possibile riporto anche un’altro articolo del Professore Carmine CAVALLARO ed un servizio fotografico fatto anni fa insieme all’amico Antonio Mercuri.

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I RUDERI DELL’ANTICA BARONIA DI ROCCA ANGITOLA

ROCCA ANGITOLA

LA STRADA NASCOSTA

di Carmine Cavallaro

 Tre anni fa, (22.7.97), il Gruppo Alternativa, si rivolse al Sindaco di Pizzo per sollecitare i necessari interventi di risistemazione sulla strada che dalla Via Nazionale porta sulla strada detta dei “francesi” sulla “Piana degli Scrisi”. Alla richiesta di Alternativa, fecero seguito successivamente diversi altri interventi di cittadini per ripristinare questa strada, ma nonostante le promesse degli amministratori comunali, (è stato interessato anche il vice sindaco Betrò), fino ad oggi, nulla è stato ancora fatto.

In questo numero riproponiamo l’argomento rivolgendoci anche CONSIGLIERI PROVINCIALI Falcone e Feroleto e all’assessore provinciale ai Lavori Pubblici Barbieri, riportando quanto è stato già scritto a proposito di questo intervento che riteniamo di grande interesse non solo storico e culturale, ma anche paesaggistico e ambientale.

“Trattasi dell’antica strada, (anch’essa detta dei “francesi”) che nel passato consentiva il collegamento tra l’abitato di Pizzo e quello di Rocca Angitola. Al presente, e già da molti anni, la strada non è transitabile, principalmente per via di una salita ripidissima e molto pericolosa perché terminante con un gomito stretto che limita la visibilità. Nella sua parte terminale, inoltre, la strada non è asfaltata (per circa 500 metri) e questo impedisce letteralmente il passaggio per almeno otto mesi l’anno, visto che alle prime piogge quel tratto si trasforma in una pozzanghera. Negli anni passati alcuni cittadini si sono interessati presso il Comune di Pizzo, chiedendo la ristrutturazione della strada.

Sono state fatte persino delle petizioni, senza alcun esito. Eppure la ristrutturazione di quella strada potrebbe consentire ai pizzitani numerosi vantaggi.

Un primo vantaggio consisterebbe nella possibilità di poter accedere ad una parte del territorio di Pizzo che, a dir poco, è stato dimenticato. Quanti dei pizzitani sanno, infatti, che una parte della “Piana degli Scrisi”, ricade in ambito territoriale del Comune di Pizzo? Si tratta di un territorio bellissimo, posto in zona collinare dal quale si possono ammirare il Golfo di S. Eufemia e Pizzo in tutta la loro maestosa e incantevole bellezza.

L’ altro aspetto da considerare, forse il più interessante, è di tipo culturale e storico. Dalla Via Nazionale e fino alla strada dei “francesi”, sulla Piana degli Scrisi, sono solo 2,7 Km e da lì, con un altro paio di Km si arriva all’antico abitato di Rocca Angitola. In tutto, per questa via, da Pizzo a Rocca Angitola saranno all’incirca 5 Km.

Per chi non lo sapesse, Rocca Angitola, di cui oggi esistono solo i ruderi, essendo stata distrutta a seguito del terremoto del 1783, ha una storia millenaria e secondo indizi e ricostruzioni documentali affonda le radici ai tempi della mitica colonizzazione greca. Quanti pizzitati conoscono la storia di Rocca Angitola? E quanti altri che pur conoscendola hanno avuto il desiderio di visitarla sono stati scoraggiati dall’ inesistenza di un’ agevole via per poterla raggiungere? La ristrutturazione della strada potrebbe essere l’occasione per risvegliare nei pizzitani il desiderio di conoscere o di scoprire una parte del loro passato. Non c’è dubbio, infatti, che la storia di Rocca Angitola e le vicissitudini delle sue genti si collegano strattamente con quelle di Pizzo. Documenti storici riportano che all’epoca della costruzione del castello di Pizzo (1380) i “rocchesi” hanno contribuito notevolmente, sia in termini di mano d’opera sia prestando carri e buoi per il trasporto della pietra, a misura della tassazione che i governanti del tempo avevano imposto agli abitanti dei paesi circondari. Rocca Angitola, nel corso della storia esercitava la sua giurisdizione su diciotto “casali”. Uno di questi, “Brachio”, sorgeva nel territorio degli Scrisi che oggi è compreso nel Comune di Pizzo. Era localizzato nel sito che è detto “Casale” o “La Torre”. Secondo alcuni autori i suoi abitanti, nel 1300, si sono via via trasferiti a Pizzo all’ epoca in cui questa andava fondandosi. Altri autori riportano che alcuni ruderi del villaggio erano ancora visibili nel 1700. Anche gli abitanti di Rocca Angitola, a seguito dello spopolamento della città, dovuto in parte alle distruzioni del terremoto del 1783 ed in parte alla malaria che infestava quella zona, secondo i racconti storici, presero la via di Pizzo dove si stabilirono nell’ odierno quartiere “dei morti”. A tutt’oggi sulla Piana degli Scrisi si possono ammirare i resti di un antico convento dell’ordine monastico dei frati domenicani, voluto nel 1540 da Padre Matteo Arlocco di Pizzo e posto in zona isolata, nei pressi della località detta “Cutà”, a circa 4 Km da Pizzo.

In quelle zone sono pure ammirabili i ruderi di antiche chiese ed altri insediamenti, a dimostrazione che in quelle terre hanno dimorato genti da un antico passato. Di tanto in tanto, poi, non mancano di affiorare dalla terra , sotto i solchi degli aratri dei contadini, vestigia di un passato veramente antico. E’ di alcuni anni fa il rinvenimento in pieno campo di alcuni resti funerari e reperti e manufatti che sono stati identificati di fattezza greca. Quei reperti oggi si trovano in un museo di Vibo Valentia. Leggende e tradizioni parlano di una galleria che doveva collegare il Castello di Pizzo con Rocca Angitola. A Pizzo, nella chiesa di S. Giorgio, si conserva ancora un crocifisso che vi è stato trasportato dopo la distruzione della chiesa e dell’intero paese di Rocca Angitola col terremoto del 1783.

Come si vede da queste semplici note, i legami tra quella terra e i popoli che per millenni l’hanno abitata e Pizzo, sono molto stretti. Purtroppo, molta della storia della Rocca Angitola rimane celata sotto terra, che una sistematica operazione di scavi   potrebbero riportare alla luce. Il castello della rocca potrebbe diventare un monumento storico importante, attrarre visitatori ed incrementare il turismo. Qui e la, inoltre, sono sparsi casolari di contadini.. Ci sono costumi, usanze e tradizioni che sono tipici di un mondo rurale d’altri tempi. In quelle terre si possono sentire odori e provare sapori ormai scomparsi altrove. Questo suggerisce che lì potrebbero sorgere delle strutture agrituristiche capaci di attrarre un flusso di turisti affezionato al mondo dei campi, contribuendo a qualificare quei luoghi anche economicamente”.


ALBUM FOTOGRAFICO DEL 3/9/2005

(FOTO DI GIUSEPPE PAGNOTTA)

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La foto IL FARO DI NAPITIA  è di Natalia LA PORTA

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