RIFLESSIONI: LE REGOLE NON SCRITTE E L’ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE. 
Opinion leader: individuo con più o meno ampio seguito di pubblico che ha la capacità di influenzare le opinioni e gli atteggiamenti degli altri e che, dunque, può avere un ruolo determinante nella diffusione di un certo modello di comportamento o di un particolare bene di consumo.
Ai leader d’opinione viene pubblicamente riconosciuta un’alta credibilità e autorevolezza in merito a specifiche tematiche o aree di interesse, in ragione della posizione sociale o professionale che ricoprono. La credibilità di un opinion leader, più nel dettaglio, può derivare sia dal fatto di essere considerato un esperto in un particolare settore, che dall’esser percepito come tendenzialmente neutrale rispetto ai stakeholder e agli altri portatori di interesse che operano in quel dato settore. 
Queste persone, denominate appunto opinion leader, operano pertanto come mediatori fra i media e gli altri individui meno interessati e meno partecipi alla vita politica. 
A giudicare dagli ultimi articoli apparsi sulla stampa locale qui da Noi sembra che queste regole non valgono più.
Chiunque trova spazio su alcuni media locali (organi d’informazione stampati ed on line); anche le idee più balzane e sconce se non false, abusando della credulità popolare [reato previsto dal nostro codice penale: “Abuso della credulità popolare a norma dell’ art. 661 codice penale”] si trasformano in verità assolute sol perché pubblicate sui giornali o siti web.
Invece delle idee dei segretari di partito, degli scienziati e degli studiosi qualificati, dei Dirigenti degli Ordini Professionali, dei Dirigenti delle Associazioni degli operatori Economici, dei Parroci, dei Dirigenti di Autorevoli Associazioni o Movimenti, dei Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni, del Sindaco e degli Assessori e di tutte le altre autorevoli persone che ricoprono posizioni di potere o di prestigio all’interno della nostra Società ebbene viene dato spazio anche ai vaneggiamenti di personaggi ambigui al limite della paranoia, alla ricerca di entrature nelle clientele politiche del potere e dallo stesso quasi sempre rifiutati che parlano non in nome proprio, cosa del resto ammissibile, ma in nome non si capisce bene di chi e di che cosa. Ebbene signori miei così non va bene. Questa non è evoluzione e/o progresso ma involuzione se non addirittura reato. Ogni società per funzionare ha le proprie regole non scritte che tutti, compresi i giornalisti, devono rispettare e far rispettare, altrimenti il decadimento e disordine sociale è proprio dietro l’angolo.