Pizzo 1696. Il Castello Aragonese

Pizzo 1696. Il Castello Aragonese


ESTRATTO DELLA REGIA REINTEGRA DE BENI DELLA ECC.MA CASA DELL’INFANTADO NEL TERRITORIO DEL PIZZO, COMPILATA NELL’ANNO 1696 PER ORDINE DEL VICE RE DI NAPOLI DA D. FRANCESCO XIMENEZ, DE ARROYO DELEGATO DAL REGIO COLLATERALE CONSIGLIO.


IL CASTELLO DI PIZZO
Il Castello sta’ contiguo con il muro, e fosso della Città, Dentro il suo fosso circondato da muri, eccetto dalla parte di mezzo giorno per ritrovarsi una distesa collina, e pre-rupe, Isolato in mezzo d’esso, con la giurisdizione di palmi quaranta àtorno detto fosso, e dalla suddetta parte di mezzo giorno sino alla ripa del Mare. Il suo principio è stata una torre Tonda fabbricata ad uso francese, hoggi unita con detto Castello e viene chiamata la torre mastra, e fù ampliato da Ferdinando d’Aragona Re di Napoli, al quale non solo li concesse molti giurisditioni, e Privileggi, mà parimenti arrichì delli medesimi la detta Città quali originalmente si conservano nelli libri di studio del Dottore Antonino De Martinis d’esso, e copia in carta pecora dal Sindaco di Nobili della suddetta, e la maggior parte di quelli si ritrovano in esequitione, et ultimo loco furono confirmati da ferdinando secondo Rè l’anno del Signore 1504, e si tiene notizia che il soprascritto ferdinando havesse consignato detto Castello ad Enrico Sanseverino et a Carlo suo Nipote in quel tempo Conte di Mileto etc.
Hoggi viene nome dominato, e governato dal suddetto Ecc.mo Signore Principe di Mileto con li medesimi privilegi assieme con la nominate Città; Di poter entrare dentro d’essa, e servirsene del largo posto avanti d’esso, e sopra nominato Palazzo nell’entrare si vede il luogo dove prima stava una porta qual’oggi è mancante, e si può ponere, verso la parte di Ponente con un Ponte di legno levaticcio di lunghezza di palmi quaranta in circa mantenuto da due mura di sotto per dentro detto suo fosso; S’arriva al Portone nuovamente fatto di grosso legname, sopra d’essa scolpita in marmo l’Insegne d’esso Ecc.mo Signore; al rimpetto della entrata una grada di legno con muri àtorno dalla parte di basso; à mano destra cinque carcere successive; alla sinistra un’altra carcere sul camera grande, ambi con le loro porte, e grade; si saglie per una breve scala di pietra nello primo piano dove stà la cisterna d’uso, e commodo d’esso, alla destra altra quattro carcere, et uno altare, e dirimpetto altre quattro camere due d’esse vengono occupate dalli Castellani, e lo depiù per carcere; Per un’altra scala di pietra si saglie nel secondo piano con astrico scoperto, dove ci sono cinque finestroni guardantino la strada della Marina, Piazza, et entrada della Città, e parte d’essa, assieme con lo detto Palazzo della Corte, e lido del mare, nel quale vi sono sei cannoni di Bronzo detti falconetti, con le loro carrette di legname et atti di sparare, et in uno pontone verso lo levante vi sta l’asta della Bandiera che si pone nelle festività maggiori con l’insegna dell’una, e dell’altra parte del sopradetto Ecc.mo Signore; e da detto primo piano, et attaccata Con la suddetta cisterna una porta dalla quale mediante uno piccol Ponte di Legno si và nella soprascritta Torre mastra, che si entra per una piccola porta e dirimpetto vi si trova una Carcere Criminale posta in mezzo li mura d’essa Torre, e più sotto vi era un’altra camera detto il centimolo, quale hoggi stà serrata di fabbrica, e si scendeva per dentro uno muro di detta carcere. Perun’altra stretta scala di pietra posta nelli mura d’essa si saglie sopra di quella, et in mezzo vi è una camera, e circondata da un largo, dove si vedono sei finestroni che tengono soggetta la maggiore parte d’essa Città, e guardantino lo suddetto Palazzo, e largo avanti d’esso, non havendo altr’uscita se non dallo mentionato largo.
Estratto dalla Nuova Reintegra della Platea dei beni feudali e censi perpetui della Città del Pizzo del 1696.
NOTA: Il testo che è stato riportato per come esattamente scritto (errori compresi) nel testo scritto a nostra disposizione a parte la sua comprensibile importanza storica, assume un valore rilevantissimo per la descrizione della struttura del castello in quanto vengono dettagliatamente descritti tre piani con relative stanze e stanzette, mentre oggi il Castello di Pizzo presenta accessibili solo due piani: quello all’ingresso del ponte con le celle dei soldati di Murat e quello superiore dove una volta c’erano i finestroni descritti nel testo e visibili nelle immagini della fine dell’800. Il piano terreno descritto nel testo e risultante anche negli atti catastali è completamente scomparso.

Le più belle foto del Castello Aragonese di Pizzo

Le più belle foto del Castello Aragonese di Pizzo

Please activate Instagram Feed Pro license key. You can activate here
18/6/2017 CASTELLO DI PIZZO

18/6/2017 CASTELLO DI PIZZO

Eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I° d’Aragona, il castello di Pizzo ha due torrioni cilindrici angolari, dei quali la torre grande, detta torre mastra, è di origine angioina (1380 circa).

Il massiccio corpo quadrangolare, con casematte e pianterreni, che scende perpendicolare sulla rupe dalla parte del mare, eradall’altra parte circondato da un fossato, sul quale il ponte levatoio e la porta, situati fra una delle torri rotonde, dalla parte di occidente, e la parte angolata, ne consentivano l’accesso. La fortezza era dotata di camminamenti che portavano fuori città ed era stata costruita allo scopo di difendere la costa dai barbareschi e “ad manutenendos cives in fide”.
Quando la “terra del Pizzo” passò dalla casa d’Aragona a quella dei Sanseverino ed a questi confiscata nel 1504 per delitto di fellonia, fu data a Don Diego de Mendoza, generale delle Galee; e da lui, per diritto ereditario di successione, detti beni passarono alla Casa dei Silva, alla quale apparteneva il Duca dell’Infantado, che li conservò con tutti i diritti e privilegi annessi fino al 1806, quando – per Decreto del Re Giuseppe Napoleone – fu abolita la feudalità con tutte le sue attribuzioni e prerogative.

Dopo la Legge eversiva della Feudalità, il castello sollevo spesso questioni di diritto di proprietà fra il Comune ed il genio Militare. Fu occupato dal Governo, che lo adibì a caserma e a prigione.

Passò poi al Comune di Pizzo, cui lo cedette il Governo Italiano, conservando solamente la parte che – con Decreto del 3 giugno 1892 – fu dichiarata “Monumento Nazionale”.

Fu danneggiato dal terremoto del 1783, che ne distrusse le camere superiori; esse furono riedificate nel 1790 a cura e spese dell’Amministrazione Ducale.

Oggi, alcune delle sue strutture sono andate perdute; mentre, per il resto, la costruzione conserva il suo aspetto originario.

Nelle sue sale, si svolse l’avvenimento che – come dice A.Dumas – fece divenire Pizzo “una delle stazioni omeriche dell’Iliade napoleonica”.

Gioacchino MURAT, re di napoli e cognato di napoleone Bonaparte, in un estremo tentativo di riconquistare il regno di Napoli, sbarcò alla marina di Pizzo domenica 8 ottobre 1815, tentando di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone.Ma il tentativo non riuscì.
Gioacchino e il suo piccolo drappello furono sopraffatti e rinchiusi nel castello, dove, 5 giorni dopo, a seguito di un processo sommario, il re venne condannato a morte dalla Commissione Militare disposta per forza di legge dal Governo Borbonico.

Egli affrontò la prigionia ed il giudizio, cui venne tanto precipitosamente sottoposto, con orgoglio e grande dignità, che conservò fino all’ultimo, onorando ampiamente la sua fama di uomo coraggioso e di straordinario valore sui campi di battaglia. Colui che era stato l’eroe di Abukir e della Moscova, affrontò impavido la morte, che gli venne data per fucilazione nel vaglio del castello, mezz’ora dopo la condanna.

Rimane, di quegli ultimi istanti, la nobilissima lettera da lui scritta alla moglie e il ricordo della fierezza con cui volle comandare il plotone di esecuzione. E poiché i fucili dei soldati, intimiditi e commossi, lo avevano la prima volta risparmiato, dovette ordinare il fuoco per ben due volte, prima di cadere, fulminato da sette proiettili.

Il suo corpo, trasportato nella chiesa Matrice di S.Giorgio Martire, fu sepolto in una fossa comune, al centro della chiesa, dove una pietra tombale ricorda in perpetuo il nome e la memoria d’un Re, che, come scrisse in un’epigrafe il Conte di Mosbourg, “seppe vincere, seppe regnare, seppe morire”.

SERVIZIO FOTOGRAFICO
18/6/2017 CASTELLO DI PIZZO

Pin It on Pinterest