I BRONZI VIVENTI DEL SANTUARIO DI PIZZO

I BRONZI VIVENTI DEL SANTUARIO DI PIZZO

San Francesco di Paola, che tutto vede e tutto sa delle vicende dei suoi protetti, giorni fa’ si è accorto che nel Santuario di Pizzo a Lui dedicato c’è qualcosa di nuovo. I Frati Minimi della Comunità di Pizzo insieme ai Devoti Pizzitani hanno voluto e fatto realizzare da valenti artisti un nuovo portale del Santuario a Lui dedicato. Guardandolo bene dall’alto del Regno dei Cieli si è accorto che esso è un qualche cosa di completamente diverso da quello preesistente. Non più un grande portone in legno tutto liscio e piatto ma un altorilievo in bronzo dal quale emergono delle figure come se fossero vive. La materia inerte che nelle mani dei realizzatori sembra essere diventata materia vivente. La curiosità è grande e decide di chiedere un permesso al Buon Dio per venire a Pizzo per vedere l’opera da vicino e con l’occasione fare visita alla sua Comunità di frati e fedeli che da tanti secoli ne cura il suo culto. Capelli lunghi, barba lunga, lungo bastone, sandali con i piedi nudi vestito da un lungo saio arriva a Pizzo ed si sofferma all’ingresso del Santuario. Prima di entrare pensa di fare cosa buona nel guardare bene le sculture in bronzo, anche per rendersi conto degli eventi che essi avessero ritenuto tanto importanti della sua vita, tali da meritare un eterno ricordo su un portale di bronzo che potenzialmente sfida i secoli.

LA NASCITA. Francesco nasce a Paola il 27 marzo 1416 da Giacomo  Martolilla e Vienna da Fuscaldo, una coppia di contadini proprietari di terreni. Sulla casa paterna, prima della nascita, la gente di Paola vede volteggiare lingue di fuoco. Appena nato, Francesco si ammala a un occhio. La mamma, per ottenerne la guarigione, fa voto a San Francesco d’ Assisi di fargli indossare il suo abito per un anno, inviandolo come oblato in un convento francescano. Francesco ha nei genitori i primi esempi da imitare nella preghiera e nella pratica penitenziale del digiuno e dell’astinenza. Come qualunque ragazzo è avviato alla vita cristiana.

San Francesco doveva recarsi in Sicilia: a Milazzo lo attendevano per la costruzione di un convento. Sulla riva di Catona, un paesino in provincia di Reggio, si avvicinò ad un tale, proprietario di una barca carica di legname che stava per salpare e gli chiese di accoglierlo sulla barca con i suoi confratelli. Il barcaiolo rispose che li avrebbe portati solo se lo avessero pagato; poichè essi un avevano un soldo, Francesco, senza scomporsi, si allontanò sulla riva e si inginocchiò per pregare. Dopo un po’ si alzò, benedisse il mare, distese il suo mantello e vi fece salire sopra i due confratelli e i nove viandanti; intanto aveva attaccato una estremità del mantello al suo bastone, come se fosse una vela. Appena si mosse a navigare, il barcaiolo, un certo Coloso, mortificato gli grida che serebbe disposto a trasportarlo, ma il Santo era assorto nella preghiera e non ci fece caso. Giunti alla riva il Coloso continuò ad implorare il perdono di San Francesco. Era il 4 aprile 1464.

LA MORTE

La domenica delle Palme del 28 marzo 1507 Francesco si ammala di una febbre insistente fino ad aggravarsi durante la settimana santa. Il giovedì, nonostante la febbre e l’età avanzata, 91 anni, si reca in chiesa per partecipare alla Messa in Coena Domini. Riceve con grande devozione  tra le lacrime la comunione e dopo assiste alla cerimonia della  lavanda dei piedi.
Il venerdì santo, convocati tutti i religiosi, li esorta ad osservare la Regola, alla carità scambievole e, soprattutto, alla osservanza del voto di vita quaresimale. Per vincere le perplessità di alcuni, egli prende ancora una volta il fuoco tra le mani per ricordare il principio che lo aveva guidato per tutta la vita: A chi ama Dio tutto è possibile.
Poi, dopo avere designato come suo successore nel governo dell’Ordine, padre Bernardino Otranto da Cropalati,si fa leggere la Passione del Signore secondo Giovanni, si asperge più volte con l’acqua benedetta, guardando ripetutamente verso il Crocifisso. Poco prima di spirare, pronuncia l’ultima preghiera:

O Signore Gesù Cristo,

buon pastore delle anime nostre,

conserva i giusti,

converti i peccatori,

porta in cielo le anime dei defunti

e sii propizio a me

miserabilissimo peccatore”

E così muore verso le ore 10 del 2 aprile (venerdì santo) del 1507.

Da ultimo il miracolo dei mattoni votivi dei Pizzitani per la ricostruzione del Santuario dopo il terremoto del 1908 che lo distrusse interamente. Esso fù ricostruito grazie alla devozione per il Santo di Paola che li fece contribuire attivamente alla ricostruzione siano con la forza lavoro e sia con i mattoni votivi che le famiglie di Pizzo donarono al loro grande santo. 

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