PARCHEGGI – PARKING

PARCHEGGI – PARKING

PARCHEGGI – PARKING

 

1) PARCHEGGIO PAPA DI VIA MARCELLO SALOMONE;

Parcheggio custodito ed a pagamento (€ 1 all’ora) durante il periodo estivo dalle ore 18 alle ore 02,00. No Pullman.

 2) PARCHEGGIO PARRERA IN LOCALITÀ PARRERA;

Di recente costruzione è quello più vicino al Centro Storico ed alla Piazza di Pizzo. Custodito ed a pagamento (€ 1 all’ora) dalle ore 18 alle ore 02.00. E’ in grado di accogliere pullman.

  3) PARCHEGGIO DEL MACELLO VICINO ALLA FONTANA DEL MACELLO. NONOSTANTE LE PICCOLE DIMENSIONE ACCOGLIE SIA AUTO CHE PULLMAN.

  4) PARCHEGGIO DELLA MARINA IN  LUNGOMARE CRISTOFORO COLOMBO, A PAGAMENTO FUNZIONA LA SERA DURANTE LE ORE DI CHIUSURA DEL LUNGOMARE CRISTOFORO COLOMBO AL TRAFFICO .

 5) PARCHEGGIO SAN FRANCESCO VICINO ALLA CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA. DI RECENTE COSTRUZIONE ACCOGLIE SIA PULLMAN PER LE COMITIVE CHE VOGLIONO RECARSI AL CENTRO STORICO SIA AUTOMOBILI. NON CUSTODITO. MOLTO COMODO.

Per la distribuzione sul territorio dei parcheggi guardate attentamente la mappa allegata a pagina seguente.

 

OSPITALITÀ A PIZZO

OSPITALITÀ A PIZZO

OSPITALITÀ A PIZZO

Ormai Pizzo offre un’abbondanza di posti letto con diverse sistemazioni in centro, in periferia, vicino al mare e così via e con prezzi molto diversi. Per cui il turista che programma le proprie vacanze sul web ha la più ampia possibilità di scelta. Tutti i principali Tours Operator offrono la possibilità di scegliere e prenotare pernottamenti a Pizzo. Ci citano fornendo i links a solo titolo esemplificativo:
1) Trivago;

2) Tripadvisor;

3) Agriturismo a Pizzo

MUSOLINO BENEDETTO

MUSOLINO BENEDETTO

MUSOLINO BENEDETTO (PIZZO, 8. 11. 1809 — PIZZO 15 NOVEMBRE 1885)

MUSOLINO BENEDETTO (Pizzo, 8. 11. 1809 — Pizzo 15 novembre 1885)

Nato e cresciuto in una famiglia in cui da tempo si respirava aria di idee liberali ed antiborboniche e si conoscevano a proprie spese le crudeltà della repressione, incominciò ben presto a manifestare la sua impazienza politica prima al liceo-ginnasio di Monteleone e poi a Napoli ove studiò giurispru­denza.

Nella capitale del regno conobbe uomini di cultura e strinse amicizia col fior fiore dei neo intellettuali dalle idee politiche avanzate e progressiste. Si legò di un affetto sincero a Luigi Settembrini. Era il tempo in cui l’arte so­gnava l’Oriente e, incline al suo temperamento romantico, Benedetto intra­prese con slancio giovanile ed indicibile entusiasmo un viaggio a Costantino­poli ospite del Visir e fu a lungo suo consigliere; ma deluso, per non essere stato ascoltato in molti suggerimenti di carattere economico-amministrativo, rientrò a Napoli con la chiara intenzione di organizzare una setta di cospira­tori contro la tirannide borbonica. Nel 1832 fonda, nel Regno delle due Sici­lie, la Setta detta dei Figlioli della Giovine Italia, di cui egli scrisse il Catechi­smo e diresse il governo durante sette anni. Sebbene era quasi identica a quel­la di Giuseppe Mazzini, pur inseguendo gli stessi ideali, era diversa sia nell’organizzazione che nella condotta.

Dopo sette anni di attività, l’8 maggio 1839, in seguito al tradimento di due affiliati venne arrestato e con lui presero la via del carcere il fratello Pa­squale, Luigi Settembrini, Raffaele Anastasio, Saverio Bianchi. Nell’ottobre del 1848, dopo tre anni e mezzo di carcere, furono liberati e imposto ad ognuno di raggiungere il proprio paese. Benedetto a Pizzo veniva sottoposto a stretta sorveglianza; gli era vietato allontanarsi oltre l’abitato anche di gior­no, di rimanere fuori di casa dopo il tramonto, di frequentare locali pubblici. Ma anche in un simile stato di violenza, segretamente, cospirò assieme al ni­pote Giovanni .Nicotera, a Felice Sacchi ed Eugenio De Riso coi quali si pro­digò per preparare la rivoluzione del 1848. La Rivoluzione lo riabilitò nei giusti diritti politici e civili. Fu eletto per la circoscrizione di Monteleone de­putato al nuovo parlamento con 4179 voti.

Ma la libertà non era allora se non una promessa che non sarebbe stata adempiuta, e il re borbonico non tardò molto a mancare al giuramento che aveva fatto, concedendola al popolo napòletano. (…)

Benedetto Musolino, in qualità di deputato, fu uno dei 64 segnatari del­la menzionata solenne Protesta del 15 maggio contro lo spergiuro Re Ferdi­nando II di Borbone, che sciolse poi il Parlamento colla forza brutale. “Re­pressa nel sangue la protesta di Napoli, Musolino passò in Calabria e si diede ad organizzare, in qualità di esperto per la guerra, la difesa del Governo Provvisorio creato a Cosenza. La reazione borbonica fu spietata; gli insorti non furono risparmiati. Palazzo Musolino, per repressione, fu saccheggiato ed incendiato; passati per le armi il vecchio genitore di Benedetto, fucilato il fratello primogenito Saverio, illustre avvocato, scoperto in un sotterraneo; la madre, un altro fratello e la cognata Rosina Scaglione morti pochi mesi dopo di crepacuore; tutte le altre proprietà urbane e rurali messe a ruba e devasta­te” .

“Dopo due mesi di lotta troppo diseguale, essendo stata compromessa l’insurrezione calabrese, Benedetto Musolino prese la via dell’esilio. E nel lu­glio 1848, col fratello Pasquale e il nipote Giovanni Nicotera, volontari al campo, cogli altri membri del Governo Provvisorio e con altri principali com­promessi (in tutto 17) imbarcatosi alla spiaggia di Botricello in una piccola bar­ca peschereccia, veleggiò, alla volta di Corfù, dove arrivò felicemente”.

Condannato contumacialmente alla pena di morte iniziò la sua vita di patriota, prendendo parte attiva col grado di maggiore e colonnello, alla ri­voluzione romana del 1849; per sfuggire alle diverse polizie segrete che gli da­vano la caccia dovette rifugiarsi in Piemonte, in Inghilterra e in Francia ove visse in miseria e per potersi guadagnare da vivere dava lezioni private d’ita­liano e più di una volta, “ebbe egli a dichiarare ai suoi parenti, nel giorno di Natale e di Pasqua gli toccò di mangiare soltanto mele e patate, entro una te­tra ed angusta cameretta”.

Saputa in Francia della spedizione dei Mille, subito, senza indugiare mi­nimamente, si portò a Palermo ed il 5 luglio 1860 si presentò a Garibaldi il quale lo conosceva già per i suoi alti meriti e lo arruolò subito col grado di colonnello brigadiere.

Fu il primo a passare, con un gruppo di militari, lo stretto di Messina e richiamare cosi l’attenzione delle truppe borboniche in altri lidi onde permet­tere al grosso dei Garibaldini di poter guadagnare impunemente la costa cala­bra, come in effetti avvenne.

Combattè a Reggio, Piale, Soveria Mannelli, Capua meritandosi la sti­ma di tutti e divenendo l’orgoglio dei calabresi; una volta unita l’Italia, fu eletto a giusta ragione deputato al Parlamento Nazionale. “Già deputato delle Provincie Meridionali, del 1848, al Parlamento di Napoli; coprì ininter­rottamente tutte le legislature, che si ebbero dal 1861 al 1881. Fu deputato nel Parlamento di Torino, Firenze ed infine a Roma, finalmente ca­pitale del nuovo regno. Il 12 giugno 1881, venne nominato senatore del regno ma nel settembre 1883, per causa di salute, dovette ritirarsi a Pizzo ove tra­scorse, dopo una vita tanto interessante e movimentata, gli ultimi anni assie­me ai suoi nel rispetto dei concittadini.

Compose le seguenti opere: “La rivoluzione del 1848 nelle Calabrie”, opera postuma pubblicata nel 1903 dal nipote avv. Saverio Musolino; “La Gerusalemme e il Popolo Ebreo”; “Al popolo delle Due Sicilie”; “Il presti­to dei 700 milioni e la riforma delle imposte”; “Il trattato di Berlino”, tip. Botta, 1879 Roma; “Memorandum sur la guerre actuelle Turco-Moscovite”, tip. Artero, Roma 1877; “La Riforma Parlamentare”, C. tipografi del Sena­to, Roma 1882.

Fu eletto al parlamento pèr i seguenti collegi: collegio di Montelone, de­putato per la sinistra, VIII Legislatura (18.2.1861 — 7.9.1865); collegio di Monteleone, deputato per la sinistra, IX Legislatura (18. nov. 1865 — 13. 2. 1867); collegio di Monteleone deputato per la sinistra, X Legislatura (22. 3.1867 — 2 Nov. 1870); collegiò di Monteleone, deputato per la sinistra XI Le­gislatuìa (5.12.1870 — 20.9.1874) collegio di Cittanova, deputato per la sini­stra XII Legislatura (23 Nov. 1874 — 3.10.1876) eletto in seguito all’opzione di Englen Mariano per il collegio di Napoli; collegio di Cittanova, deputato per la sinistra, XIII Legislatura (20 Nov. 1876 — 2.5.1880) Senatore a vita dal 12.6.1881, per via della legge che dava questo diritto a tutti i deputati che avessero sei anni di servizio o che fossero stati eletti per almeno tre legislatu­re.

(fonte: Franco Cortese Opera Citata)

 

ITINERARIO TURISTICO-CULTURALE

ITINERARIO TURISTICO-CULTURALE

ITINERARIO TURISTICO-CULTURALE

Itinerario turistico-culturale

CASTELLO MURAT (sec.XV). Ha due torri e massiccio corpo quadrangolare. La torre maggiore è angioina (sec.XIV), il resto della costruzione è aragonese (sec.XV). Nel suo vaglio fu fucilato Gioacchino Murat, re di Napoli, il 13 ottobre 1815. La parrte storica è monumento nazionale.

CHIESA DI S. GIORGIO MARTIRE (sec.XV). Ha facciata barocca, con bellissimo portale in marmo, dello scultore Fontana. L’interno è a croce latina, ad una navata centrale, che poggia su arcate laterali con pseudocolonnato corinzio. Conserva: pregevoli statue marmoree del sec.XVI di A.Gagini, P.Bernini e M.Carlo Canale; lastra marmorea di B. e A: Berrettaro; dipinti dei secoli XVII, XVIII, XIX, XX di M. Foggia, E.Paparo, A. Barone, D. Grillo, C. Zimatore; Via Crucis (sec.XX) di G. Curatolo; pregevole crocifisso ligneo del 1400.

CHIESA DELLE GRAZIE (sec.XVIII). Sede di Arciconfraternita,sotto unico tetto con quella del purgatorio (sec.XVII), solo esempio del genere in Calabria, conserva dipinti dei pittori Aloi, Grillo, Zimatore e di autore ignoto. La facciata (sec.XX) è di G. Curatolo. Nel sottosuolo della sacrestia, è stata rinvenuta una cripta, risalente all’anno di fondazione della Chiesa, o forse più antica, nella quale vi sono numerose nicchie con vaso, su cui venivano adagiate, appese con un gancio, le salme dei congregati e che desta particolare interesse per l’insolito sistema di inumazione.

CHIESA DEL CARMINE (sec. XIV). E’ la più antica di Pizzo, nel cuore del centro storico. Originariamente Chiesa di Maria SS. delle Grazie, di cui si conserva il quadro (sec. XVIII) sull’altare maggiore, fu poi dedicata al culto della Madonna del Carmelo. Vi era annesso l’antico ospedale, oggi distrutto. Si conservano: statue lignee (sec.XVII e inizi sec. XX) di ottima fattura; statua marmorea (prima metà del sec. XV); tela (sec.XVII) di autore ignoto; dipinti (sec.XX) di G. Murmura. La Chiesa è stata gravemente danneggiata da un incendio nel 1995.

CHIESA DI S. ROCCO E S. FRANCESCO (sec. XVI). La Chiesa fu distrutta dal sisma del 1905 e ricostruita subito dopo. Nel suo interno si può ammirare: Madonna del Buon Consiglio (sec. XVI) e statue lignee di scuola napoletana; tele del 1° Novecento di Grillo, Barone e Papandrea. Vi è annesso il Convento dei Minimi (2° metà sec. XVI).

CHIESA DI S. SEBASTIANO (sec. XVI). Sede di Arciconfraternita, conserva un coro ligneo intagliato a mano di particolare pregio e numerose statue riproducenti scene della Via Crucis ed utilizzate per la processione dei “Misteri” della vigilia di Pasqua.

CHIESETTA DI PIEDIGROTTA (sec.XIX). Da un’antica leggenda del ‘600, è sorta Piedigrotta, chiesetta caratteristica in una grotta sulla riva del mare, co suggestive sculture scolpite nel tufo da Angelo e Alfonso Barone. E’ unica nel suo genere e rimane col suo irripetibile fascino, esempio mirabile di un’autentica, genuina e originale espressione d’Arte popolare del nostro paese.

Nel Centro Storico di Pizzo si conservano antichi e ricchi portali litici. Notevoli sono le monumentali Fontane di pietra: la Fontana Garibaldi (1866), di acqua ferrosa, detta la “Fontana vecchia”; e la FOntana del Commercio (1864), in Piazza della Repubblica ; entrambe costruite col granito proveniente dal basamento di una statua equestre in marmo del Borbone in trionfo, opera forse di Canova o di suoi allievi, distrutta nel 1860.

In località Marinella interessante il Museo del Mare (privato), che raccoglie gli utensili per la costruzione delle barche, gli attrezzi per la pesca ed ospita conchiglie, spugne, madrepore, crostacei, scheletri di cetacei, squali imbalsamati e, in genere, tutto ciò che il mare racchiude e che simboleggia l’antica, silenziosa bellezza.

Sulla via Nazionale, la Villa Comunale, offre un ampio spazio verde per passeggiate , relax, tempo libero e spettacoli all’aperto nelle sere d’estate.

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