MUSEI DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

MUSEI DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

Musei della Provincia di Vibo Valentia

VIBO VALENTIA

MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE “VITO CAPIALBI” do Castello Normanno-Svevo –

Tel.0963.43350

Orario di apertura: ore 9,00-19,00 orario continuato

Costo d’ingresso € — (da 0-18 anni e da 65 anni l’ingresso è gratuito)

Scuole, studiosi, Forze dell’Ordine ingresso gratuito.

Servizio guide su richiesta gratuito

MUSEO DELL’ARTE SACRA dio Valentianum – Tel. 0963.42040

MUSEO DELL’EMIGRAZIONE do Valentianum – Tel. 0963.391221

PIZZO

MUSEO DEL MARE (privato) – Tel. 0963.534903

 

TROPEA

RACCOLTA PRIVATA TORALDO – Tel. 0963.61 388

Ingresso su richiesta

NICOTERA

MUSEO ARCHELOGICO do Castello Ruffo

MUSEO DIOCESANO D’ARTE SACRA Via Duomo,10

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA do Castello Ruffo

SERRA SAN BRUNO

MUSEO DELLA CERTOSA – Tel. 0963.70608

Orario di apertura: Aprile-Settembre ore 9,00-1 3,00 e 15.00-20.00

Orario invernale ore 9.30-1 3,00 e 15,00-1 8,00

Novembre -marzo ogni Lunedì chiuso

Costo d’ingresso: comitive oltre 15 persone € —-

bambini fino ad anni 6 ingresso gratuito

dai 6 ai 12 anni € —-

dai 13 ai 65 anni € —-

dai 65 anni € —-

MONTEROSSO

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA E ARTIGIANA DELLA CALABRIA do Palazzo Amoroso.

Riferimento PRO-LOCO – tel. 0963.326053

Orario di apertura: estivo ore 10,00-12,00 e 17,00-19,00 tutti i giorni invernale ore 10,00-1 2.00 e 16,00-18.00

Su richiesta servizio guida

MILETO

MUSEO STATALE Via Piscopio – Tel. 0963.337015

Orario di apertura: ore 9,00-1 3,00 e 15,00-1 9,00 tutti i giorni escluso Lunedì – gratuito

MAIERATO

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA cia Scuola Media – Tel. 0963.253047 Orario di apertura: Lunedì, mercoledì, venerdì ore 8,30-17,00

martedì, giovedì, sabato ore 8,30-13,30

Ingresso gratuito

BIVONA

MUSEO DELLA TONNARA (in allestimento)

RICADI

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA do Liceo Scientifico

FILADELFIA

MUSEO DELLE ARTI E DELLE TRADIZIONI della Società Operaia.

LA FIERA DI TUTTI I SANTI

LA FIERA DI TUTTI I SANTI

LA FIERA DI TUTTI I SANTI

La Fiera di Ognissanti di Franco Cortese

Fino a pochi decenni fa a Pizzo si svolgevano tre importanti fiere che si tenevano nei giorni 23 aprile, 15 agosto e primo novembre. Oggi è rimasta in  uso solo quella che si svolge il primo novembre di ogni anno e che per l’ap­punto viene detta “Fiera di Tutti i Santi” la quale nonostante i tempi diffici­li, resiste alle insidie del progresso e del consumismo, conservando tutto il fa­scino antico e l’importanza commerciale per il comprensorio. Durante que­sto giorno la città si sveglia prima del solito ed acquista una caratteristica gioiosa e festaiola. I cittadini vestiti di nuovo, si portano nella piazza centrale che è il principale punto di riferimento dove sono accalcate le bancarelle de­gli ambulanti con le loro variopinte mercanzie.

E in ognuno vi è l’intenzione di acquistare qualcosa, non ha importanza cosa purché si onori la fiera comperando. E’ anche la festa dei bimbi che nell’occasione ricevono tanti regali da genitori e parenti. In ogni via del cen­tro si trova mercanzia  esposta e per quel giorno si ha la sensazione di girova­gare fra i reparti di un enorme supermercato considerando l’ordine di dispo­sizione delle numerose bancarelle. Vi sono predisposte anche le zone in cui bisogna esporre solo certi tipi di prodotti. La parte della piazza “spuntone” è riservata all’artigianato in vimini, la fontana “commercio” alle terraglie di Seminara, al centro della piazza espongono i tornitori di Polia, lo spazio sot­to gli archi è riservato ai produttori dei leccorniosi legumi nostrani, nel corso vi sono i mostaccioli di Soriano mentre la fiera del bestiame si svolge da anni nella zona ‘Piedigrotta”, manifestazione quest’ultima in via di estinzione per la crescente assenza di allevatori. Nell’ultima fiera il giro d’affari si è ri­stretto solo alla compravendita di qualche vitello, dieci agnelli ed un centi­naio di porcellini. Tornando alla piazza centrale, ad una certa ora della mat­tinata vi si crea una ressa di gente incredibile con due correnti umane che vanno e vengono, si spingono, s’intrecciano in una confusione pittoresca. E’ veramente impossibile camminare senza dare qualche spintarella al prossi­mo. In un simile formicolio chi la fanno da padroni sono i numerosi altopar­lanti usati dai venditori di stoffe che assordano tutti con i loro frastornanti inviti a fermarsi ed acquistare. Ad alleggerire le tasche dei giovani ci pensano i gestori ambulanti del gioco della roulette oppure quelli delle “cartuccella vinci” sempre in continuo spostamento per la piazza col loro tavolinetto apribile alla ricerca di gonzi da spennare.

Ma ogni cosa è bene accettata poiché fa parte del mosaico festaiolo anzi, quando qualcuna di queste “scenografie” viene meno, subito la cittadinanza se ne accorge con un pizzico di rammarico. In questa gioia corale, anche le giovani generazioni si lasciano lusingare dalle usanze e tradizioni accettando­ne tutte le regole anche quelle gastronomiche. Infatti resiste e si allarga la consuetudine di regalare qualcosa ad amici o parenti ed il dono viene comu­nemente detto “fiera”. La festa dura in tutto mezza giornata ed alle prime ore del pomeriggio ognuno soddisfatto va a pranzare e gustare la tradizione  culinaria della fiera che è a base di salcicce soffritte e stufato alla pizzitana annaffiando il tutto con dell’ottimo vino locale.

Un tempo i giovani, aspettavano questa festa per dichiararsi alla ragazza e usavano come pretesto regalare un pegno (fiera) che se veniva accettato acquisiva il significato di una vera profferta di fidanzamento.

LA CRIPTA DI TUMULAZIONE DEI MONACI PASQUALINI

 Si trova nella Chiesa della Madonna S.S. delle Grazie che insieme alla Chiesa del Purgatorio costituiscono  uno dei complessi religiosi più antichi della Città chiamato Chiesa dei Morti. In certi periodi storici, l’unica Chiesa abilitata al servizio funebre cittadino della “sepoltura in Chiesa”,  fu’ questa di cui stiamo trattando.  La cripta di tumulazione non è altro che una fossa comune particolare ove i defunti, solo ed esclusivamente monaci dell’Ordine dei Pasqualini, venivano sepolti in modo tale da stare insieme per l’eternità. E’ un emiciclo  di sedili di pietra con scolatoi di raccolta dei liquidi organici dei defunti dove i monaci defunti venivano appesi. Il pavimento di ceramica siciliana con fregi di formato fantastico ad imitazione degli Arabi,  è composto da piastrelle con i colori molto caldi ed accesi. Quando venne scoperta tutti i sedili erano occupati, mentre ora sono rimaste solo qualche cranio e la ricostruzione del cadavere di un solo monaco pasqualino.  Si accede dalla Sagrestia della Chiesa della Madonna S.S. delle Grazie scendendo entro una botola attraverso una ripida scaletta. Si sconsiglia la visita alle persone facilmente impressionabili o che soffrono di claustrofobia.

Lo spettacolo è forte, non è certo un luogo ove portare una classe di bambini della elementare. In compenso si è molto vicini a Dio ed all’eternità.


SEQUENZA FOTOGRAFICA DELLO STATO ATTUALE DELLA CRIPTA E DELLA VIA DI ACCESSO ALL’INTERNO DELLA SAGRESTIA DELLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

SEQUENZA FOTOGRAFICA DEGLI SCAVI DI RECUPERO E PULIZIA DELLA CRIPTA

 

LA CHIESA MATRICE DI S.GIORGIO MARTIRE

LA CHIESA MATRICE DI S.GIORGIO MARTIRE


La Chiesa Matrice di S.Giorgio Martire sorge nel cuore del centro storico di Pizzo.

Edificata nella seconda metà del ‘500 sulle fondamenta di una preesistente chiesetta, è la prima e la più antica Collegiata della Diocesi di Mileto. Solennemente consacrata nel 1587 e dedicata alla Vergine Maria e a S.Giorgio, come riporta la scritta posta sull’architrave, che reca la data 1632, la Chiesa ha facciata barocca, con bellissimo portale in marmo, opera dello scultore Fontana, arricchito da un fastigio contenente il tondo con il rilievo di S.Giorgio a cavallo che trafigge il drago e, in secondo piano, la principessa e una torre sulla roccia. A sinistra lo stemma dei De Mendoza, signori di Mileto e, a destra, lo stemma della città.
La Chiesa, più volte gravemente danneggiata dai terremoti, fu sottoposta ad ampie e vaste ricostruzioni.
Fino al XVIII secolo, aveva due alti campanili, dei quali furono poi recise le guglie ed accorciate le torri, per la loro precaria stabilità e scarsa resistenza alle scosse sismiche.
In quello di destra vi è un orologio sonoro meccanico del XIX secolo, della Ditta F.lli Solari e in quello di sinistra tre  campane in bronzo,grande, media e piccola, la prima del 1727, le altre rifuse rispettivamente nel 1879 e nel 1929.
L’interno, che si presenta ampio e maestoso, è a croce latina, ad una navata centrale, con transetto sormontato da cupola all’incrocio con la navata principale, che poggia su arcate laterali con pseudocolonnato corinzio.
L’altare maggiore è in marmi policromi (sec.XIX).
Nella Chiesa si conservano statue marmoree di ottima fattura : S.Antonio da Padova (sec.XVI), Madonna con Bambino, tradizionalmente venerata come “Madonna del Popolo” (sec.XVI), provenienti dall’antico Convento di S.Antonio, distrutto dal terremoto del 1783, entrambi di scuola del Gagini; S.Giovanni Battista (foto)(sec.XVI), proveniente dal Monastero di Sant’Agostino, distrutto nel 1783, tradizionalmente attribuita a Pietro Bernini; S.Caterina d’Alessandria(foto)(sec.XVI), opera dello scultore M.Carlo Canale; S.Francesco d’Assisi (sec.XVII), proveniente dal Convento di S.Antonio, di autore ignoto.
E ancora : lastra marmorea con bassorilievo, riproducente la Pietà e lunotto con Dio Padre (1a metà del ‘500), di Bartolomeo e Antonino Berrettaro. Numerosi dipinti, olio su tela : l’Annunciazione (sec.XVII) e S.Francesco di Paola (sec.XVII, datata 1717), di autore ignoto; la Madonna, detta “La Salvatrice” (sec.XIX, datata 1832), dono del re Ferdinando IV di Borbone e opera del pittore Michele Foggia; Cristo in gloria (sec.XIX),datato 1833), di Brunetto Aloi, pittore della scuola di E.Paparo;
il Miracolo di S.Nicola di Bari (sec.XIX), di scuola napoletana; il Battesimo di Gesù, tondo inserito nel Fonte battesimale (sec.XIX), di scuola napoletana; Santa Barbara, Angeli Oranti, la Madonna di Pompei e medaglioni del Rosario, degli inizi del ‘900, rispettivamente di A.Barone, di Zimatore e Grillo, di A.Barone e Zimatore.
Nella zona dell’abside : S.Giorgio a cavallo (1923) e l’Ultima Cena (1925), di Zimatore e Grillo.
Sul soffitto della navata centrale : il Martirio di S.Giorgio (1825), di E.Paparo e S.Cecilia (1924)di Zimatore.,
Sui lati delle arcate : Via Crucis in ceramica (1973), dello scultore G.Curatolo.
Sul 1° altare a destra della Chiesa, si conserva un Crocifisso ligneo, opera tardo-settecentesca.
Nella attigua Cappella di S.Anna, si conserva, inoltre, un pregevole Crocifisso ligneo del 1400, tradizionalmente detto “il Padre della Rocca”, proveniente da Rocca Angitola, città-fortezza oggi scomparsa.
Nella Chiesa è sepolto il poeta e scienziato Antonino Anile, nato a Pizzo nel 1869.
Nei sotterranei, in una delle fosse comuni della navata centrale, e precisamente la 3a partendo dall’ingresso, fu sepolto il re Gioacchino Murat, dopo la fucilazione avvenuta nel castello di Pizzo il 13 ottobre 1815.

 

 

 

 


ALBUM FOTOGRAFICO DELLE OPERE D’ARTE CONTENUTE ALL’INTERNO DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO DEL 14/4/2017

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