IL TERREMOTO DEL 1783

da “Colonna Mobile in Calabria” di Horace Rilliet

La catastrofe del 1783 in meno di un’ora devastò tutta la Calabria e fece perire più di centomila persone, schiacciate sotto le macerie delle loro abitazioni. Alcune irregolarità atmosferiche avevano preceduto l’inizio del terremoto.

L’estate del 1782 era stata molto calda, d’un caldo eccessivo e alla siccità erano succeduti un autunno e un inverno estremamente piovosi, durante I quali c’erano state frequenti inondazioni. Dall’inizio dell’anno’83, fenomeni strani erano stati frequentemente osservati; si sentivano spesso rumori sotterranei che diffondevano già una vaga preoccupazione.  Gli animali erano inquieti e agitati, non riconoscevano più I loro padroni e sembravano in preda a un profondo terrore. I gatti non prendevano più i topi, avevano abitualmente il pelo irto e scappavano a ogni approssimarsi. I cani, gli asini e gli altri animali si abbandonavano a interminabili concerti di urli. I maiali così incuranti nella loro vita quotidiana, così indifferenti nelle loro relazioni sociali, si mostravano irritabili, ingrati verso le mani che li nutrivano e scappavano lontano dall’ambiente familiare, In riva al mare si notò anche che i pesci partecipavano all’agitazione generale ; I pescatori facevano pesche miracolose e miriadi di pesci venivano da soli a gettarsi nelle reti. Tutto nella natura sembrava colpito da un’influenza misteriosa e in attesa di qualche avvenimento straordinario.

ll 5 febbraio alle 19 (mezzogiorno e trenta minuti si verificò una scossa di terremoto così violenta che in meno tempo di quanto me ne serve per scrivere queste linee, tutta la provincia di Reggio, fu sconvolta da cima in fondo e 3o.ooo persone trovarono la morte, inghiottite come furono nelle loro abitazioni. Affinché niente sfuggisse alla distruzione, le oscillazioni che erano state dapprima ondulatorie, divennero verticali, cioè dal basso verso I’alto e tutto ciò che aveva resistito sino ad allora fu distrutto. Si videro vaste estensioni di terreno sprofondare immediatamente per parecchie centinaia di piedi e formare precipizi e valli profonde, dove prima c’erano solo pianure. Ci furono persino dei villaggi divisi in due e alcune case finirono giù nel precipizio senza crollare. Il 7 marzo le scosse si rinnovarono e furono ancora più violente. Fu quel giorno che la Certosa di Santo Stefano del Bosco, la città di Serra e tutti I luoghi circostanti furono distrutti dopo aver resistito alle scosse precedenti. I certosini stavano per finire di celebrare Un uffizio in onore d’un Superiore che era appena arrivato, quando videro con spavento I muri del monastero crollare sulle loro teste e il pavimento aprirsi sotto I loro piedi. Ebbero, tuttavia, il tempo di rifugiarsi in mezzo al chiostro, dove la violenza delle oscillazioni li tenne tutti prostrati per terra. Numerose persone furono seppellite vive e spirarono tra i più atroci tormenti, ma molti poterono essere soccorsi e sfuggirono alla morte in una maniera quasi miracolosa dopo aver passato giorni interi sotto le maceria, contando i secondi prima della liberazione. Una ragazza di 16 anni,  Eloisa Basile, fu seppellita con un bambino che teneva in braccio ; restò undici giorni sotto terra, non potendo liberarsi del cadavere del bambino che fu trovato in putrefazione quando giunsero I soccorsi. L’aria e una flebile luce le arrivavano attraverso una spiraglio e furono I soli aiuti alla sua salvezza. D’allora la ragazza perse ogni allegria, evitando tutti e soprattutto I bambini. Mori a 25 anni. Un’altra donna, rimasta per più giorni sottoterra, fu restituita alla luce solo dopo pene infinite. Interrogata su ciò che aveva provato in questa lunga notte tombale e quali erano stati I suoi pensieri rispose semplicemente:

-Aspettavo…

Tutti quelli che poterono essere salvati mostrarono un profondo istupidimento e una grande debolezza. Il solo sentimento che manifestavano era una sete ardente, impossibile da calmare. La maggior parte, di questa catastrofe, conservò, come Eloisa, una malinconia incurabile.

Dopo il terremoto si notò una grande mutamento nei prodotti alimentari, il vino e l’olio erano diventati insipidi e avevano cambiato colore, il grano aveva preso un sapore alcalino ed era impossibile utilizzarlo fu quindi necessario abbandonare le immense provviste della Certosa sotto le macerie e la Congregazione così ricca fu costretta a chiedere aiuto ai contadini, che, benché rovinati essi stessi, divisero di buon cuore tutto ciò che gli restava con I monaci.

Con le scosse del 9 marzo, la natura non aveva ancora terminato la sua opera di distruzione. Durante I mesi di febbraio e marzo, scosse leggere tennero gli abitanti in ansia e completarono il crollo completo  degli edifici ch’erano stati semidistrutti.

Infine il   28 marzo ebbe luogo l’ultima che devastò tutta la valle del LAmato e causò tutte le rovine che potemmo vedere a Curinga e a Pizzo. Neanche un solo villaggio sul litorale del golfo di Sant’Eufemia fu risparmiato. Questi terribili disastri furono tali da ridurre in rovine e da devastare questo bel paesaggio. Essi avvennero solo nella Calabria Ulteriore perché anche se il terremoto fu sentito nella Calabria Citeriore, a Cosenza, le scosse furono di gran lunga meno violente e nessuno perse la vita.