Albizia Julibrissin Giardini di Via Nazionale

Albizia Julibrissin Giardini di Via Nazionale

Albizia Julibrissin

Albero di medie dimensioni, originario dell’Asia, diffuso in Italia già dal 1700. Molte altre specie di Albizia sono presenti anche in Africa ed in Australia. Il fusto è eretto, con corteccia liscia, di colore verde scuro, tende a fessurarsi con il passare degli anni. Gli alberi adulti raggiungono i 10-12 metri di altezza, sviluppando un’ampia chioma ad ombrello. Il fogliame è molto delicato e leggero, costituito da foglie bipennate, costituite da piccole foglioline ovali, di colore verde brillante, caduche. In estate produce, da giugno-luglio, fino alla fine di agosto, numerosi fiori profumati, costituiti da capolini di colore rosato, riuniti in corimbi. In autunno ai fiori seguono i frutti, silique allungate, che seccano sull’albero, contenenti alcuni semi fertili. Pianta molto diffusa in Italia centro settentrionale, anche come alberatura stradale

Esposizione: prediligono le posizioni con sole, o anche a mezz’ombra. In genere non temono il freddo, ma inverni particolarmente rigidi possono danneggiare i rami più giovani, per questo motivo è consigliabile porre a dimora questi alberi in una zona protetta dal vento invernale. Non temono l’inquinamento e sopportano discretamente la salsedine

Annaffiature: si consiglia di annaffiare le giovani piante messe a dimora in primavera, evitando di lasciare il terreno asciutto per periodi di tempo prolungato. Le piante ormai stabilizzate in genere si accontentano delle piogge, salvo casi di clima particolarmente siccitoso, nel qual caso è consigliabile intervenire bagnado il terreno in profondità almeno ogni 10-15 giorni. Verso la fine dell’inverno interrare del concime organico ai piedi del fusto, mesoclandolo bene al terreno

Terreno: si sviluppano senza problemi in qualsiasi tipo di terreno, evitando i terreni particolarmente acidi o pesanti

Moltiplicazione: avviene per seme, in primavera, o anche per talea in estate. La germinazione dei semi è molto facile, infatti questi alberi tendono ad autoseminarsi

Parassiti e malattie: da alcuni anni nell’Italia settentrionale le piante di Albizia sono state attaccate da un parassita molto aggresivo, che le sta decimando, si tratta di una particolare specie di psilla, per evitare la morte delle piante è bene trattare gli alberi attaccati da tale parassita non appena se ne notano i primi esemplari

Il fiore della morte

Il fiore della morte

Sembra quasi una leggenda popolare, ma non lo è. L’Agave, popolarissima pianta diffusa nelle zone del Mediterraneo ed appartenente alla famiglia delle agavacee, produce in tutta la sua vita un solo fiore, dopodiché, morirà. E’ una cosa stranissima perché la pianta può avere anche 30 anni di vita e cresce sempre rigogliosissima e non produce mai nessun fiore a parte quello che è denominato tristemente, fiore della morte perché appena dopo la sua fioritura, la pianta comincia a perdere la sua bellezza ed il suo vigore e poi inesorabilmente muore. Fortunatamente, tra la nascita e la completa fioritura del fiore dell’Agave, passa molto tempo prima che il fiore maturi completamente. Sembra, è forse lo è, una storia tristissima. La pianta impiega tutte le sue energie per mettere al mondo il fiore e poi muore mentre la sua creatura cresce forte e rigogliosa. In effetti è così, il fiore dell’Agave impiega mesi a diventare grande dopo la sua nascita ma quando raggiunge la completa maturazione, regala alla madre questo triste destino. È di una bellezza non spiegabile a parole. E’ un’attesa lunghissima, che sembra non abbia mai termine, eppure alla nascita di questa creatura vegetale, tutto il tempo aspettato e tutte le sofferenze della pianta, sembrano non contare più perché la spettacolare bellezza di questo fiore, è un evento irripetibile che affascina gli studiosi di botanica tanta è la sua favolosa scenografia.

Ulteriori informazioni su: fiori agave – Fiori delle piante https://www.giardinaggio.it/fiori/fiori-delle-piante/fiori-agave.asp#ixzz4kwMWSFUs

I capperi del Castello di Pizzo. Grande aiuto per ossa e sangue.

I capperi del Castello di Pizzo. Grande aiuto per ossa e sangue.

I boccioli di questa piantina contengono molte sostanze antiossidanti che rinforzano circolazione e articolazioni: per questi i capperi sono fondamentali per chi ha superato i 50.
Capita spesso, soprattutto nei Paesi del Mediterraneo, di vedere i suoi fiori rosa e bianchi affiorare tra le fessure dei muri delle vecchie case, soprattutto se esposte al sole. La pianta del cappero ama i terreni pietrosi-argillosi e una temperatura mite o calda. Quelli che noi consumiamo come capperi sono in realtà i boccioli immaturi di questo arbusto che, oltre ad avere un sapore straordinario, possiedono qualità curative davvero inaspettate. La ricerca scientifica oggi conferma che i capperi contengono una dose consistente di quercetina, un antiossidante protettivo del sistema circolatorio ed efficace contro varici, emorroidi e gotta. Inoltre i capperi racchiudono dei principi attivi che mitigano l’azione degli allergeni di varia natura (polline, polvere, agenti chimici). Facilmente digeribili, stimolano l’appetito e sono ricchi di vitamine (A, C, gruppo B) e sali minerali. In più hanno poche calorie e la preziosa qualità di aromatizzare anche i piatti più delicati. I capperi si prestano a moltissime preparazioni gastronomiche e grazie al loro sapore deciso consentono di evitare l’aggiunta di sale: sono ottimi nei sughi con il pomodoro fresco, sulle pizze, nelle caponate, nell’insalata. I migliori sono quelli sotto sale (da preferire alla versione in salamoia o sott’olio), da dissalare accuratamente prima dell’uso.
I capperi, come tutti i boccioli dei fiori, sono alimenti estremamente ricchi di principi attivi: oltre a fornire all’organismo vitamine e antiossidanti, secondo uno studio del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Catania, i capperi avrebbero anche un effetto protettivo sui condrociti (ovvero le cellule che formano le cartilagini) e sarebbero dunque un ottimo integratore naturale per gli sportivi, per le donne in menopausa, per gli anziani e per chi in genere soffre di un deterioramento del tessuto cartilagineo. Allo stesso tempo, gli esperti dell’ateneo siciliano attribuiscono ai capperi un forte potere antinfiammatorio dovuto alla presenza di flavonoidi come la quercetina e il kaempferol, un flavonoide che è stato chimicamente isolato anche nei broccoli, nel tè verde, nell’uva e nei cavoli. Dei capperi sono utilizzabili in cucina non solo i boccioli, ma anche i giovani getti e i frutti acerbi, detti cucunci. Questi ultimi sono più grandi rispetto ai capperi: si gustano anche come stuzzichini da abbinare agli aperitivi. Infine, anche le foglie dei capperi sono commestibili: basterà farle sbollentare per pochi minuti e aggiungerle alle insalate miste di ortaggi.
Insalata di rucola, capperi e patate.  D’estate i capperi sono perfetti per arricchire le insalate, ottime da consumare in spiaggia: forniscono minerali e antiossidanti che compensano l’azione debilitante del sole. Prepara a casa e metti nella borsa frigo questa insalatona: per una porzione lessa 2 patate medie, falle raffreddare e tagliale a tocchetti. Unisci una manciata di rucola e un battuto di prezzemolo (ricchi di vitamina C), una decina di capperi dissalati e condisci con olio d’oliva e succo di limone. Se vuoi un piatto più ricco e proteico, aggiungi una scatoletta di tonno o 2 fettine di salmone.

Pin It on Pinterest