Madonna del Carmelo
Il primo profeta d’Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costituirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell’Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. (Avvenire)
LLa devozione spontanea alla Vergine Maria, sempre diffusa nella cristianità sin dai primi tempi apostolici, è stata man mano nei secoli, diciamo ufficializzata sotto tantissimi titoli, legati alle sue virtù (vedasi le Litanie Lauretane), ai luoghi dove sono sorti Santuari e chiese che ormai sono innumerevoli, alle apparizioni della stessa Vergine in vari luoghi lungo i secoli, al culto instaurato e diffuso da Ordini Religiosi e Confraternite, fino ad arrivare ai dogmi promulgati dalla Chiesa.
Maria racchiude in sé tante di quelle virtù e titoli, nei secoli approfonditi nelle Chiese di Oriente ed Occidente con Concili famosi e studi specifici, tanto da far sorgere una terminologia ed una scienza “Mariologica”, e che oltre i grandi cantori di Maria nell’ambito della Chiesa, ha ispirato elevata poesia anche nei laici, cito per tutti il sommo Dante che nella sua “preghiera di s. Bernardo alla Vergine” nel XXXIII canto del Paradiso della ‘Divina Commedia’, esprime poeticamente i più alti concetti dell’esistenza di Maria, concepita da Dio nel disegno della salvezza dell’umanità, sin dall’inizio del mondo.
“Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura……”
Ma il culto mariano affonda le sue radici, unico caso dell’umanità, nei secoli precedenti la sua stessa nascita; perché il primo profeta d’Israele, Elia (IX sec. a.C.) dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia, salvando così Israele da una devastante siccità.
In quella nube piccola “come una mano d’uomo” tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.
La Tradizione racconta che già prima del Cristianesimo, sul Monte Carmelo (Karmel = giardino-paradiso di Dio) si ritiravano degli eremiti, vicino alla fontana del profeta Elia, poi gli eremiti proseguirono ad abitarvi anche dopo l’avvento del cristianesimo e verso il 93 un gruppo di essi che si chiamarono poi ”Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono una cappella dedicata alla Vergine, sempre vicino alla fontana di Elia.
Si iniziò così un culto verso Maria, il più bel fiore di quel giardino di Dio, che divenne la ‘Stella Polare, la Stella Maris’ del popolo cristiano. E sul Carmelo che è una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo, fino alla pianura di Esdrelon, richiamato più volte nella Sacra Scrittura per la sua vegetazione, bellezza e fecondità, continuarono a vivere gli eremiti, finché nella seconda metà del sec. XII, giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo; proseguendo il secolare culto mariano esistente, si unirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i suddetti religiosi si professavano particolarmente legati.
L’Ordine non ebbe quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello; il patriarca di Gerusalemme s. Alberto Avogadro (1206-1214), originario dell’Italia, dettò una ‘Regola di vita’, approvata nel 1226 da papa Onorio III.
Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, come ormai si chiamavano, fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri: Messina e Marsiglia nel 1238; Kent in Inghilterra nel 1242; Pisa nel 1249; Parigi nel 1254, diffondendo il culto di Colei che: “le è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2).
Il 16 luglio del 1251 la Vergine circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo ‘scapolare’ col ‘privilegio sabatino’, che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.
Lo ‘scapolare’ detto anche ‘abitino’ non rappresenta una semplice devozione, ma una forma simbolica di ‘rivestimento’ che richiama la veste dei carmelitani e anche un affidamento alla Vergine, per vivere sotto la sua protezione ed è infine un’alleanza e una comunione tra Maria ed i fedeli.
Papa Pio XII affermò che “chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all’Ordine Carmelitano”, aggiungendo “quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti, inoltre, nei pericoli del corpo e dell’anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria! La devozione allo Scapolare ha fatto riversare su tutto il mondo, fiumi di grazie spirituali e temporali”.
Altri papi ne hanno approvato e raccomandato il culto, lo stesso beato Giovanni XXIII lo indossava, esso consiste di due pezzi di stoffa di saio uniti da una cordicella, che si appoggia sulle scapole e sui due pezzi vi è l’immagine della Madonna.
Nel secolo d’oro delle fondazioni dei principali Ordini religiosi cioè il XIII, il culto per la Vergine Maria ebbe dei validissimi devoti propagatori: i Francescani (1209), i Domenicani (1216), i Carmelitani (1226), gli Agostiniani (1256), i Mercedari (1218) ed i Servi di Maria (1233), a cui nei secoli successivi si aggiunsero altri Ordini e Congregazioni, costituendo una lode perenne alla comune Madre e Regina.
L’Ordine Carmelitano partito dal Monte Carmelo in Palestina, dove è attualmente ubicato il grande monastero carmelitano “Stella Maris”, si propagò in tutta l’Europa, conoscendo nel sec. XVI l’opera riformatrice dei due grandi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, per cui oggi i Carmelitani si distinguono in due Famiglie: “scalzi” o “teresiani” (frutto della riforma dei due santi) e quelli senza aggettivi o “dell’antica osservanza”.
Nell’Ordine Carmelitano sono fiorite figure eccezionali di santità, misticismo, spiritualità claustrale e di martirio; ne ricordiamo alcuni: S. Teresa d’Avila (1582) Dottore della Chiesa; S. Giovanni della Croce (1591) Dottore della Chiesa; Santa Maria Maddalena dei Pazzi (1607); S. Teresa del Bambino Gesù (1897), Dottore della Chiesa; beato Simone Stock (1265); S. Angelo martire in Sicilia (1225); Beata Elisabetta della Trinità Catez (1906); S. Raffaele Kalinowski (1907); Beato Tito Brandsma (1942); S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1942); suor Lucia, la veggente di Fatima, ecc.
Alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese e santuari un po’ dappertutto, essa per la promessa fatta con lo scapolare, è onorata anche come “Madonna del Suffragio” e a volte è raffigurata che trae, dalle fiamme dell’espiazione del Purgatorio le anime purificate.
Particolarmente a Napoli è venerata come S. Maria La Bruna, perché la sua icona, veneratissima specie dagli uomini nel Santuario del Carmine Maggiore, tanto legato alle vicende seicentesche di Masaniello, cresciuto alla sua ombra, è di colore scuro e forse è la più antica immagine conosciuta come ‘Madonna del Carmine’.
Durante tutti i secoli trascorsi nella sua devozione, Ella è stata sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio o in grembo che porge lo ‘scapolare’ (tutto porta a Gesù), e con la stella sul manto (consueta nelle icone orientali per affermare la sua verginità).
La sua ricorrenza liturgica è il 16 luglio, giorno in cui nel 1251, apparve al beato Simone Stock, porgendogli l’ “abitino”. Autore: Antonio Borrelli

IL TERZ’ORDINE CARMELITANO
Le origini del Terz’Ordine Carmelitano

«Le origini dell’associazione laicale con gli Ordini religiosi risalgono al monachesimo dell’XI secolo. Quanti desideravano condurre uno stile di vita simile ai religiosi ma non erano monaci o suore venivano denominati: conversi (gli uomini) o conversæ (le donne). Queste persone laiche prendevano i voti e vivevano in comunità. Ne sono prova i monasteri femminili aggregati all’Ordine dal XIII secolo in poi. Il più antico gruppo di sorores (sorelle) conosciuto nell’Ordine risale al 1300 quando il Priore Generale Gerardo di Bologna aggregò un gruppo di Venezia all’Ordine. Si ha notizia del più antico gruppo di “laici carmelitani” a Lucca, sempre in Italia, nel 1284.
Prima della Bolla “Cum Nulla” c’erano già uomini e donne associati all’Ordine a vario titolo. Questi individui e gruppi erano considerati appartenenti all’Ordine, indipendentemente dalla loro condizione giuridica. L’Ordine è stato sempre ricco di creatività e ha condiviso il carisma con altri che ad esso si ispiravano. Il riconoscimento ufficiale è venuto più tardi. È il modo normale con cui accadono le cose. Anche oggi in diverse parti dell’Ordine è riscontrabile questo. Le nuove avventure sono sempre un rischio ma possiamo imparare dal passato che Dio può trarre cose meravigliose da inizi molto piccoli.
La Bolla “Cum Nulla” aprì la porta all’entrata nell’Ordine delle sorelle di vita apostolica, impegnate per la diffusione del regno di Dio in tutto il mondo. Queste donne carmelitane testimoniano la buona novella che Gesù Cristo portò principalmente ai poveri. L’anniversario della Bolla è un’opportunità perché tutta la Famiglia Carmelitana rifletta sui diversi modi di vivere i valori fondamentali carmelitani. Con questa lettera desidero soffermarmi particolarmente sull’importanza per la Famiglia Carmelitana delle nostre monache e laici carmelitani» (J. Chalmers, Nella terra del Carmelo, Lettera alla Famiglia Carmelitana in occasione del 550° Anniversario della Bolla “Cum Nulla”, 3-5).
Il suo rapporto con il popolo

Il TOC vive incarnato in un territorio ed in un popolo, ne condivide il cammino e la storia, le gioie e i dolori, le speranze e le angosce. Il Dio in cui crede è il Dio della storia, il Dio-con-noi, per questo la sua prima preoccupazione è mantenersi unito a questo Dio che vive in mezzo al suo popolo.
Di conseguenza, concepisce e vive la Chiesa come mistero di comunione, come popolo di Dio, così come è stato presentato dal Concilio Vaticano II. La considera come “la fontana del villaggio” (beato Giovanni XXIII), uno spazio cioè dove tutte le differenze si incontrano in un dialogo positivo e promozionale. Accetta il popolo di Dio così com’è, senza escludere nessuno: ne accetta tutte le precarietà, i limiti, le difficoltà, sapendo che solo camminando con questo popolo, con questa realtà, con queste persone riuscirà a fare qualcosa per lo stesso popolo.
Le diversità che esistono nel popolo di Dio, le concepisce e le vive come ricchezza e manifestazione dello Spirito, come completezza dello stesso corpo. Si impegna a promuovere queste diversità affinché la stessa realtà della Chiesa sia sempre più significativa a livello di segno e strumento della comunione degli uomini con Dio e tra di loro.
Consapevole di ciò, partecipa attivamente e fruttuosamente ai momenti più importanti e significativi della vita del popolo, lì dove il volto di Dio diventa più chiaro, più visibile di fronte al mondo.
Il suo rapporto con le altre realtà del Carmelo

Il TOC considera il carisma carmelitano come patrimonio comune di tutto il popolo di Dio. Vi partecipa per diventare, con sempre maggiore vitalità, “pietra viva” nell’edificio della Chiesa. La sua partecipazione alle iniziative comuni di tutta la Famiglia Carmelitana ha come ultimo obiettivo non lo stesso Carmelo, ma il condividere la missione che il Signore affida a tutta la sua Chiesa.
La vita nel Carmelo, è una genuina spinta di vita ecclesiale, è una possibilità di diventare “pietra viva”.
Il TOC con gli altri gruppi di persone che si ispirano alla Regola del Carmelo (di ogni ramo ed espressione) costituisce spiritualmente nella Chiesa la Famiglia Carmelitana.
Con essi, per quanto è possibile, vive in comunione, collabora a progetti ed iniziative comuni e serve perché non si perda “l’abitudine di stare con Dio”. Vita di comunione, di collaborazione e di servizio che diventa più profonda ed evidente con i gruppi carmelitani del proprio territorio, del proprio ambito di vita.
Tutta la Famiglia del Carmelo, nei vari ambiti e competenze, offre al TOC aiuti per una vita spiritualmente stabile e mezzi per il conseguimento della perfezione della carità.
Il suo servizio al popolo

Il TOC concepisce la Chiesa come un popolo dove tutti danno il proprio contributo, dove tutti sono al servizio del tutto. È consapevole, quindi che il Terz’Ordine avrà vita, non nella misura in cui si preoccuperà di se stesso, di mantenere e rafforzare la sua struttura, ma solo nella misura in cui tenta di servire il tutto, di avere come orizzonte l’insieme del popolo di Dio. Per questo la sua preoccupazione non è quella di rafforzare la fraternità e neppure quella di rafforzare la struttura della Chiesa, ma quella di servire il popolo perché questo faccia il passo che Dio gli sta chiedendo di fare.
I Terziari, allora, sono aperti “nel tutto per il tutto”. Sanno benissimo che non parte da loro stessi per servire gli altri, ma dall’insieme, da tutto il popolo, dalle esigenze di tutti. Per questo il loro servizio ha come presupposto il camminare con il tutto.
Quale allora il servizio specifico del Terz’Ordine?
Non far perdere alla comunità, al proprio popolo, l’abitudine di stare con Dio nelle cose quotidiane, negli affari e responsabilità di ogni giorno. Per questo vive ed offre alla comunità ambiti di lettura della presenza di Dio nella vita di ogni giorno; denuncia tutto ciò che allontana le persone da Dio e annuncia tutto ciò che promuove la comunione e l’obbedienza al piano di Dio. Promuove, lotta e serve affinché l’umanità sempre maturi come fraternità, come famiglia.
Lo Scapolare è il segno della scelta del TOC che esprime il suo servizio al popolo. È il grembiule per i servizi di ogni giorno. È la scelta di stare in mezzo al suo popolo come Gesù che serve ed invita a servire.

Lo stile di vita

I Terziari sono dei contemplativi in mezzo alla società. Sanno ascoltare i movimenti della coscienza del proprio popolo e quelli della coscienza collettiva dell’umanità. Sanno interpretare e capire questi movimenti alla luce della Parola di Dio, capaci di pregare e viverli. Questo permette loro di saper comprendere la realtà con obiettività e capire in quale direzione si sta muovendo la storia.
Tutto ciò li rende vigili e attenti ai segni della presenza di Dio a cui aderiscono in modo quasi istintivo e gioioso, tanto da lasciarsi entusiasmare dalle grandi opere che compie lo Spirito del Signore.
Sanno che ogni momento è un momento di salvezza, un “kairos”, per questo sono attenti ad esprimere solidarietà a quanto c’è di Dio nelle persone, negli avvenimenti e nelle circostanze, anche le più quotidiane, della vita. Tutto ordinano secondo Dio capaci di indicare il giusto valore delle cose temporali.
Pronti a proclamare la Parola di Dio che la storia ci dona con il coraggio di denunciare ciò che non è secondo la Parola e annunciando ciò che gli è conforme.
Cercano e creano una vita “silenziosa”, condizione indispensabile per vigilare, sperare, pregare la Parola che si fa storia e per donarsi ad essa in un dialogo di amore profondo.
La loro preoccupazione per la fraternità li rendi attenti a tutti e nel tutti, all’ultimo. Sanno che l’ultimo è colui che Dio sceglie per annunciare il suo Vangelo. E da lui incomincia ogni cammino ed ogni proposta per tutto il popolo.
Il loro spirito fraterno li porta a vivere rapporti e relazioni interpersonali sul modello della primitiva comunità di Gerusalemme e alla luce dei segni della presenza di Dio scoperti nella contemplazione della nostra storia. Questi segni della presenza di Dio nella storia sono la Parola ascoltata, l’Eucarestia condivisa e celebrata, la preghiera innalzata a Dio insieme a tutto il popolo e l’ambito della carità e della comunione autentica.
In tutto questo Maria ed Elia sono i suoi modelli di riferimento.

Maria è la Vergine in ascolto, la Vergine in preghiera. Quest’ascolto, l’ha portata ad essere apostola nella storia e nella vita del popolo. Maria vive l’ascolto come meditazione, impegno, servizio, vita, è Colei che parla continuamente con Dio.
Maria è la Vergine dal cuore nuovo, la “Virgo Purissima”, che da’ un volto umano alla Parola che si fa carne: «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Maria legge le grandi cose che Dio ha compiuto in lei per la salvezza degli umili e dei poveri e canta la sua riconoscenza: «L’anima mia magnifica il Signore… d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,46.48).
Il Carmelo è parte integrante nella Chiesa con una sua specifica missione: condurre le persone alle realtà celesti, all’incontro con Dio per mezzo di Maria.

Elia, il profeta tutto fuoco, l’uomo di preghiera, il profeta solitario che coltiva la sete nell’unico Dio, l’uomo che seppe ascoltare Dio e vivere alla sua presenza.
Elia è il mistico che, dopo un cammino lungo e faticoso fa esperienza di Dio sull’Oreb. In questo cammino Elia è l’uomo che sperimenta una crisi di fede, che ha comportato una crisi della preghiera.
L’esempio di Elia è per noi oggi; stare in disparte come lui, presso il torrente Cherit. Non una recita di preghiere devozionali, Elia non faceva nulla di tutto questo, il suo era uno “stare in disparte ed attendere” il Signore della sua vita, della sua storia. E il Signore veniva al mattino e alla sera (cfr. 1Re 17,2-6).
Elia in questo momento per noi è parabola della preghiera ed insegna a noi la preghiera del cuore: mettersi con semplicità davanti a Dio in un profondo silenzio interiore, lasciando da parte parole, pensieri, immaginazione, aprendo a Lui l’intimo più profondo del nostro essere e sforzandoci solo di amare.
Questo è il cuore spirituale di Elia; un cuore da cui Maria, ebrea, ha preso esempio per la sua vita.
Davanti agli occhi, il TOC ha due cuori che hanno compreso che soltanto Dio conta, due cuori che accolgono la Legge di Dio, il Suo amore, il Suo dominio, due cuori che non desiderano altro che Dio e nessun altro, persone capaci di vivere nel profondo della propria vita, che hanno fatto del Signore la loro definizione, la loro esistenza.